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Perseverance e la polvere di Marte: rischio per tute e polmoni

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Per gli astronauti che un giorno metteranno piede su Marte il pericolo più subdolo potrebbe non arrivare dalle grandi tempeste di sabbia ma da qualcosa di molto più piccolo e silenzioso. Si tratta della polvere marziana, un materiale così fine da riuscire a infiltrarsi nelle attrezzature e in certi casi da spingersi fino alle zone più profonde dei polmoni. A misurarne per la prima volta in modo diretto le particelle più minuscole è stato Perseverance, il rover della NASA impegnato da anni nell’esplorazione del Pianeta Rosso.

Il contesto aiuta a capire perché la questione pesi tanto. Il ritorno dell’uomo sulla Luna porterà con sé parecchi problemi, molti dei quali ancora senza una soluzione definitiva. Su Marte però la faccenda si complica parecchio. C’è prima di tutto il viaggio, che già da solo rappresenta una sfida enorme. E anche dando per scontato che la traversata si concluda senza danni collaterali, una volta arrivati in superficie gli equipaggi dovranno fare i conti con un avversario poco spettacolare ma potenzialmente molto più insidioso.

Un problema già noto dai tempi delle missioni Apollo

Il tema della polvere non nasce oggi. Anzi, per trovare un precedente basta guardare ancora una volta al nostro satellite. Già durante le missioni Apollo la polvere lunare aveva danneggiato le tute spaziali e provocato irritazioni agli astronauti, dimostrando quanto un elemento apparentemente innocuo potesse trasformarsi in un ostacolo concreto per chi lavora fuori dalla navicella.

Quella marziana tuttavia presenta caratteristiche differenti rispetto alla sua controparte lunare. Ed è proprio qui che stava il punto debole delle conoscenze attuali, perché fino a questo momento mancavano misurazioni dirette delle particelle più piccole presenti sul pianeta. Senza dati concreti diventa complicato capire come proteggere le persone e i materiali destinati a resistere in quell’ambiente.

Il rischio insomma si muove su due fronti. Da una parte c’è l’equipaggiamento, che può essere compromesso da granelli capaci di penetrare ovunque. Dall’altra c’è la salute di chi indossa le tute, esposto a frammenti abbastanza minuscoli da arrivare in profondità nell’apparato respiratorio.

Come Perseverance ha misurato le particelle più piccole

A colmare questa lacuna ci ha pensato il rover dell’agenzia spaziale americana. Nell’arco di 1.645 giorni marziani Perseverance ha analizzato la polvere che si era depositata su alcuni campioni di materiali impiegati nelle tute spaziali. Non si tratta di un caso fortuito, dato che questi campioni erano stati trasportati appositamente sul Pianeta Rosso con questo scopo.

Lo strumento chiave dell’indagine si chiama PIXL, uno spettrometro che sfrutta i raggi X per identificare gli elementi chimici. Grazie a questa tecnologia i ricercatori sono riusciti a individuare particelle inferiori a 2,5 micrometri, scendendo addirittura fino a dimensioni comprese tra 100 e 300 nanometri.

Si parla quindi di frammenti minuscoli, ben al di sotto di ciò che l’occhio umano può percepire, ed è esattamente questa scala così ridotta a renderli problematici. Particelle di tali dimensioni sono infatti quelle in grado di insinuarsi nelle attrezzature e di raggiungere le regioni più interne dei polmoni.

Per la prima volta la ricerca dispone così di misurazioni dirette raccolte sulla superficie di Marte, ottenute osservando la polvere accumulata sugli stessi materiali che compongono le tute pensate per proteggere gli astronauti.

Fonte: TecnoAndroid

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