Il rover Perseverance della NASA ha appena tagliato un traguardo che ha del clamoroso, percorrendo su Marte l’equivalente di una maratona intera, cioè 42,195 chilometri di terreno alieno macinati ruota dopo ruota. Un risultato che arriva dopo cinque anni e quattro mesi di viaggio sul Pianeta Rosso, e che una nuova immagine dall’orbita immortala in tutta la sua stranezza silenziosa.
La distanza è stata raggiunta nel corso del 1.890esimo giorno marziano della missione, quello che in gergo tecnico viene chiamato sol. Numeri che raccontano una storia di pazienza più che di velocità, anche se poi, a conti fatti, di velocità qui se ne può parlare eccome. Il precedente detentore del record, il rover Opportunity, per coprire la stessa identica distanza ci aveva messo undici anni e due mesi. Praticamente più del doppio del tempo. Insomma, Perseverance ha fatto le cose con un ritmo che nessun altro veicolo aveva mai tenuto sulla superficie marziana.
Uno scatto dall’orbita che vale più di mille parole
L’immagine che documenta tutto questo è stata catturata il 13 giugno 2026, appena un giorno prima che il traguardo venisse ufficialmente toccato. A riprenderla è stata la sonda Mars Reconnaissance Orbiter, che gira attorno al pianeta grazie alla sua fotocamera ad altissima risoluzione, la HiRISE. Nella foto il rover appare come un minuscolo puntino verde stagliato contro il paesaggio marziano, e attorno a lui si vedono chiaramente le tracce sinuose lasciate durante l’esplorazione.
Quel groviglio di solchi racconta un percorso tortuoso, fatto di deviazioni e curve, non certo una linea retta tirata col righello. Al momento dello scatto Perseverance stava lavorando a ovest del cratere Jezero, in una zona che il team scientifico ha ribattezzato con un soprannome affettuoso, “Arbot”. Un dettaglio che dice molto di come lavorano queste squadre, capaci di dare nomi quasi domestici a luoghi che si trovano a milioni di chilometri di distanza.
Le squadre che tengono in vita la missione
Dietro ogni metro percorso c’è un apparato umano enorme. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, che ha sede nella California del Sud e viene gestito per conto dell’agenzia dal Caltech, coordina le operazioni sia di Perseverance sia del Mars Reconnaissance Orbiter. Tutto rientra nel Mars Exploration Program, il grande piano con cui gli Stati Uniti continuano a studiare il vicino rosso del Sistema Solare.
C’è poi tutta una rete di partner che rende possibile il lavoro quotidiano. La Lockheed Martin Space di Denver ha costruito la sonda orbitante e continua a fornire supporto alle sue operazioni. L’Università dell’Arizona a Tucson gestisce invece la fotocamera HiRISE, quella che ha regalato lo scatto del traguardo, mentre la sua costruzione è stata affidata alla BAE Systems di Boulder, in Colorado.