Un batterio scovato nell’intestino di una rana giapponese potrebbe cambiare le carte in tavola nella lotta contro i tumori al colon. La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori che ha trovato una risorsa medica del tutto inaspettata dove nessuno l’avrebbe cercata, ovvero nell’apparato digerente della rana arboricola giapponese. E i risultati, almeno sui topi, sono di quelli che fanno sollevare più di un sopracciglio negli ambienti scientifici.
Il batterio nascosto nella rana arboricola giapponese
Dentro l’intestino della rana arboricola giapponese, nome scientifico Dryophytes japonicus, vive un microrganismo che si è rivelato capace di fare qualcosa di notevole. Parliamo di un batterio in grado di eliminare completamente i tumori al colon nei topi da laboratorio, e con una sola iniezione endovenosa. Una singola dose, niente cicli ripetuti, niente trattamenti prolungati nel tempo. A dimostrarlo è uno studio condotto dal Japan Advanced Institute of Science and Technology, uno dei centri di ricerca più attivi nel campo delle biotecnologie. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Gut Microbes, testata specializzata proprio nello studio del rapporto tra microbiota intestinale e salute.
Cosa significa questa scoperta
La cosa che colpisce di più è la modalità di azione. Un’unica iniezione capace di azzerare del tutto la massa tumorale rappresenta un approccio molto diverso rispetto alle terapie oncologiche tradizionali, che di solito richiedono somministrazioni multiple e prolungate. Il tumore al colon è tra le forme di cancro più diffuse al mondo, e ogni pista che possa portare a nuove strategie terapeutiche merita attenzione. Va detto con chiarezza che si tratta di risultati ottenuti sui topi, quindi in fase preclinica. Il percorso che separa una sperimentazione animale da un trattamento applicabile agli esseri umani è lungo e tutt’altro che scontato. Restano da capire molti aspetti, come il meccanismo preciso con cui il batterio agisce sulle cellule tumorali e la sua sicurezza in un organismo umano.
Quello che rende interessante questa ricerca è il punto di partenza. Guardare al microbiota di un animale come la rana per cercare soluzioni contro il cancro dimostra quanto la natura possa nascondere risorse in posti impensabili. Gli anfibi, del resto, sono da tempo oggetto di studio per le loro particolari capacità biologiche, dalla rigenerazione dei tessuti alle sostanze antimicrobiche prodotte dalla pelle.
Il fatto che un piccolo organismo che vive nell’intestino di una rana possa aprire una porta verso nuove terapie contro uno dei tumori più temuti racconta bene come funziona la ricerca scientifica oggi, fatta di intuizioni, osservazioni e collegamenti tra mondi apparentemente lontani. Il batterio individuato dal team giapponese entra ora in quella fase delicata in cui gli scienziati dovranno approfondire ogni dettaglio prima di poter parlare di un possibile impiego clinico.