C’è un’estensione fake di Perplexity che è riuscita a intrufolarsi nel Chrome Store e a mettere a rischio la privacy di un numero enorme di utenti. Si presentava come uno strumento del tutto normale per accedere al noto servizio di ricerca basato sull’intelligenza artificiale, ma dietro quella facciata pulita nascondeva qualcosa di parecchio meno rassicurante. Gli esperti di Malwarebytes hanno spiegato che, digitando “Perplexity” nello store di Google, si trovano diverse estensioni per il browser pensate per usare il servizio. E fin qui, nulla di strano.
Il problema è saltato fuori con una in particolare. Fino a qualche giorno fa compariva tra i risultati anche Search for perplexity ai, apparentemente identica alle altre, apparentemente utile. Peccato che facesse molto più del previsto. Gli analisti l’hanno descritta come una piccola operazione di sorveglianza nascosta, e non è un modo di dire buttato lì tanto per fare colpo.
Cosa faceva davvero questa estensione
A smascherarla è stato il team di Microsoft Threat Intelligence, che ha ricostruito il suo funzionamento. L’estensione simulava il motore di risposta basato sull’intelligenza artificiale di Perplexity AI, con l’obiettivo preciso di convincere utenti ignari a installarla. Una volta dentro il browser, però, cominciava a lavorare per conto suo.
Secondo le osservazioni degli esperti, lo scopo principale era intercettare il traffico di ricerca e raccogliere dati. Materiale prezioso, che poteva finire per essere usato in diversi modi poco piacevoli. Si parla di profilazione, pubblicità mirata e altre forme di abuso, a seconda di cosa avesse in mente chi stava dietro l’operazione. In pratica ogni ricerca digitata rischiava di diventare un dato da sfruttare.
Il gruppo di ricercatori ha segnalato subito il caso a Google, che ha rimosso l’estensione dallo store in tempi rapidi. Buona notizia, certo, ma con un dettaglio spiacevole. Molti utenti l’avevano già scaricata prima che sparisse, e per tutti loro la privacy resta esposta finché non provvedono a eliminarla dal browser. Le estensioni, del resto, sono da tempo un bersaglio preferito dei cybercriminali, proprio perché passano quasi inosservate.
Come rimuovere l’estensione fake da Google Chrome
Chiunque abbia installato Search for perplexity dovrebbe disinstallarla senza pensarci troppo. Gli esperti di Malwarebytes hanno indicato un procedimento chiaro per farlo. Basta aprire la pagina chrome://extensions/, attivare la Modalità sviluppatore e controllare l’ID di 32 caratteri di ogni estensione presente. Tutto ciò che non si usa può andar via. Meno estensioni ci sono, minore è la superficie esposta agli attacchi.
C’è poi un discorso più generale sulle autorizzazioni. La regola è semplice: concedere solo quelle strettamente necessarie a far funzionare l’estensione. Se un’estensione chiede permessi che non c’entrano nulla con quello che dovrebbe fare, è il caso di insospettirsi e fermarsi. Un ultimo consiglio riguarda lo sviluppatore: prima di installare qualsiasi cosa conviene sempre dare un’occhiata a chi l’ha creata, perché un nome sconosciuto o poco trasparente è già di per sé un campanello d’allarme.