La spiegazione del perché il corpo umano fatica a digerire gli insetti potrebbe nascondersi proprio dentro il nostro DNA, almeno stando a quanto emerso da una ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances. Lo studio ha messo sotto la lente le basi evolutive e genetiche legate al consumo di insetti nelle popolazioni umane antiche, e i risultati raccontano qualcosa di più sfumato di quanto si potrebbe pensare.
Cosa dice lo studio sul consumo di insetti
Il punto centrale della ricerca riguarda le differenze, sia genetiche sia geografiche, che hanno caratterizzato il rapporto tra l’uomo e gli insetti come fonte di cibo. Non tutte le popolazioni antiche mangiavano insetti allo stesso modo, e nemmeno con la stessa frequenza. Le abitudini cambiavano da un gruppo all’altro, spesso a seconda di dove queste comunità vivevano e di cosa avevano effettivamente a disposizione.
Analizzando questi aspetti, gli autori dello studio hanno notato adattamenti alimentari distinti, segnali lasciati nel patrimonio genetico di diverse popolazioni. In pratica, il modo in cui i nostri antenati si rapportavano agli insetti non era uniforme, ma rifletteva contesti ambientali e culturali molto diversi tra loro.
Differenze genetiche e geografiche tra le specie
L’altro elemento interessante emerso dall’analisi riguarda le differenze tra le specie. Lo studio non si è limitato a guardare l’essere umano in modo isolato, ma ha confrontato le caratteristiche genetiche legate alla capacità di digerire questo tipo di alimento. È qui che le distinzioni diventano più marcate, perché ciò che vale per una specie non necessariamente vale per un’altra.
Questa varietà di adattamenti aiuta a capire come mai oggi il rapporto con gli insetti come cibo resti così diverso a seconda delle aree del mondo. In alcune zone fanno parte della dieta da sempre, in altre vengono guardati con diffidenza, e la chiave di questa differenza affonda le radici in un passato evolutivo lontano.