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Sul fronte dei chip per l’intelligenza artificiale potrebbe nascere un’intesa che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata improbabile, quella tra OpenAI e Google. Le due aziende si sfidano ogni giorno per conquistare utenti con ChatGpt e Gemini, gli strumenti di AI più diffusi al mondo e anche nel nostro Paese. Secondo i dati dell’analista Vincenzo Cosenza in Italia ChatGpt conta 9,6 milioni di utenti e Gemini 9,4 milioni. Eppure lontano dai riflettori i due rivali starebbero preparando un accordo. Google potrebbe infatti vendere presto alla concorrente i processori necessari a far girare i suoi modelli.
Perché OpenAI guarda alle Tpu di Google
È uno dei tanti paradossi di questo settore. La richiesta di potenza di calcolo è diventata così enorme che si finisce per bussare persino alla porta degli avversari. OpenAI ha messo gli occhi sulle Tpu di Google, che in passato aveva già preso in affitto e che rappresentano un’alternativa concreta alle Gpu di Nvidia. Avvicinarsi al rivale servirebbe anche a un altro scopo, cioè allargare la rete dei fornitori e ridurre la dipendenza dall’azienda guidata da Jensen Huang.
Nel frattempo Sam Altman non ha abbandonato il progetto di processori proprietari, sviluppati in collaborazione con Broadcom. La strategia insomma sembra puntare su più fronti contemporaneamente, così da non legare il futuro della società a un unico produttore di semiconduttori.
Chi incassa davvero dalla corsa all’AI
Per capire chi sta guadagnando da questa gara basta spostare lo sguardo verso la Corea. SK Hynix, che fornisce memorie avanzate per i sistemi di intelligenza artificiale di Nvidia, ha chiuso il terzo trimestre con ricavi in crescita del 328% e utili operativi saliti del 632%. Numeri che hanno spinto l’intero comparto dei semiconduttori a Wall Street. Chi vende componenti vede quindi il boom già scritto nei bilanci.
Per le Big Tech invece la questione è un’altra e circola ormai da settimane. Non ci si chiede più quanto crescerà l’AI ma quando arriveranno i ritorni economici tanto attesi. E le ultime trimestrali hanno fornito risposte piuttosto contrastanti.
Microsoft ha superato le previsioni con ricavi pari a circa 79 miliardi di euro e utili intorno ai 31,5 miliardi. Diverso il quadro per Alphabet, che ha fatturato circa 110 miliardi di euro con profitti vicini ai 23 miliardi, sotto le stime degli analisti. Google Cloud ha più che raddoppiato arrivando a circa 26,5 miliardi di euro, ma il flusso di cassa libero è risultato negativo per quasi 7,8 miliardi. Dopo la chiusura delle contrattazioni il titolo ha toccato un calo dell’8%. Insieme ad Amazon le due società prevedono di investire fino a circa 515 miliardi di euro nel 2026.
Fonte: TecnoAndroid


