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OOXML, The Document Foundation accusa: standard ISO manipolato

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La vicenda che ha portato Microsoft a ottenere il riconoscimento internazionale del formato OOXML (Office Open XML) viene ricostruita nei dettagli da The Document Foundation, che già in passato aveva sostenuto come quel formato non potesse essere considerato un vero standard. Stavolta la fondazione ripercorre l’intera storia e punta il dito sul modo in cui è arrivata l’approvazione da parte dell’ISO (International Organization for Standardization), parlando apertamente di una procedura manipolata. Gli effetti dell’affidarsi a un formato proprietario, secondo la fondazione, si vedono anche oggi, come dimostra il recente abbandono di Publisher.

Dalle origini del formato alla prima bocciatura

Lo sviluppo di OOXML parte intorno al 2000, quando l’azienda di Redmond decide di dare una rinfrescata ai vecchi formati DOC, XLS e PPT senza però rinunciare alla retrocompatibilità. Durante il percorso di standardizzazione Microsoft aveva anche fatto sapere che non avrebbe supportato ODF (ISO/IEC 26300), il formato standard approvato nel 2006.

Il cammino ufficiale comincia a dicembre 2006. Il comitato tecnico di ECMA International, guidato peraltro da due dipendenti Microsoft, sottopone la specifica all’ISO/IEC JTC1 (Joint Technical Committee) chiedendo che venga adottata come standard internazionale attraverso una procedura rapida. Le cose però non vanno come sperato. A settembre 2007 la proposta viene respinta per le obiezioni tecniche sollevate da diversi paesi, che di fatto non ritenevano soddisfatti i requisiti fondamentali richiesti a uno standard di livello internazionale.

È proprio qui che la ricostruzione della fondazione si fa più pesante, con la descrizione di gravi irregolarità nella composizione e nel funzionamento dei comitati tecnici nazionali. In Portogallo spuntano nuovi membri, in gran parte partner commerciali di Microsoft. In Italia il quadro è ancora più evidente perché nel giro di pochi mesi i partecipanti passano da 5 a oltre 80. Tra loro compaiono uno studio legale e un’agenzia di pubbliche relazioni che lavoravano per il colosso americano su questioni del tutto estranee ai formati dei documenti, oltre a diversi partner commerciali dell’azienda.

L’approvazione nel 2008 e il formato realmente usato in Office

A febbraio 2008 viene convocato a Ginevra il Ballot Resolution Meeting, l’incontro in cui i rappresentanti degli organismi nazionali avrebbero dovuto esaminare in una sola settimana migliaia di emendamenti a una specifica lunga circa 6.000 pagine. Un compito impossibile, e infatti non è stato portato a termine. Non è stata nemmeno consegnata la versione finale del documento.

Nonostante questo, ad aprile 2008 lo standard OOXML ottiene il via libera con la sigla ISO/IEC 29500. I ricorsi presentati da alcuni paesi vengono respinti. Solo in seguito emerge un dato piuttosto eloquente: i dipendenti e i partner di Microsoft superavano i rappresentanti di qualunque altra organizzazione con un rapporto di circa dieci a uno.

C’è poi un ulteriore passaggio che la fondazione considera decisivo. Quando Microsoft introduce il formato con Office 2010 non adotta la variante Strict, cioè quella effettivamente approvata, ma la variante Transitional, bocciata nel 2007. Questa versione garantisce la compatibilità con i file del passato ma ostacola l’interoperabilità con altri software. Per The Document Foundation il giudizio è netto, dato che Microsoft avrebbe manipolato la procedura di standardizzazione per poi utilizzare un formato diverso da quello che aveva ricevuto l’approvazione.

La variante Strict, del resto, è ancora oggi quasi nascosta nelle applicazioni dell’azienda e si trova in fondo al menu di salvataggio. L’unico formato davvero standard, secondo la fondazione, resta ODF, quello impiegato da LibreOffice.

Fonte: TecnoAndroid

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