OneDrive su Windows 10 si avvia lentamente verso la fine, e Microsoft ha finalmente messo nero su bianco le date che contano. Il software di sincronizzazione del cloud, quello che collega i file sul computer con lo spazio di archiviazione online, smetterà di ricevere supporto su alcune versioni del vecchio sistema operativo. E dal 10 ottobre 2028 lo stop diventerà totale. Il colosso di Redmond lo ha confermato nelle scorse ore, chiudendo di fatto un capitolo che si trascinava da tempo.
Cosa cambia e da quando
Il primo paletto arriva presto. Dal 15 agosto il client OneDrive Sync non riceverà più aggiornamenti sulla versione 22H1 e precedenti. Chi la usa potrà continuare a farlo, per carità, ma niente più funzioni nuove, niente correzioni di bug e soprattutto niente patch di sicurezza. Che poi è il punto più delicato di tutta la faccenda.
Vale la pena ricordare cosa fa davvero questo software, perché non è un dettaglio banale. OneDrive Sync gestisce una serie di funzionalità che ormai molti danno per scontate. La sincronizzazione bidirezionale, l’accesso offline ai documenti, la gestione automatica delle cartelle personali con Known Folder Move e la tecnologia Files On-Demand, che permette di vedere i file nel proprio computer senza scaricarli davvero. Curioso notare che, pur avendo smesso la manutenzione regolare su Windows 10 già dallo scorso ottobre, Microsoft aveva comunque continuato a rilasciare qualche ottimizzazione. Ora invece la porta si chiude sul serio.
Come restare al sicuro e la questione hardware
Per chi vuole mantenere il supporto ufficiale la strada è una sola. Aggiornare all’ultima release disponibile, cioè la 22H2. Facendolo si resta coperti fino al 10 ottobre 2028, ovvero un anno intero dopo la fine anche del programma ESU, gli Extended Security Updates di Windows 10. Non male, considerando i tempi.
Resta il fatto che Microsoft continua a spingere con decisione verso Windows 11, che tra l’altro in questo periodo sta migliorando parecchio. L’azienda ha avviato un grosso lavoro interno per rimettere in sesto il sistema, dopo mesi di critiche piuttosto pesanti su prestazioni, stabilità, pubblicità invadente e altro ancora. Insomma, qualcuno a Redmond ha ascoltato le lamentele.
Il nodo vero, però, è un altro. Windows 10 è ancora diffusissimo, e il motivo non è la pigrizia degli utenti. Microsoft ha imposto requisiti piuttosto rigidi per il salto a Windows 11, soprattutto sul fronte sicurezza. L’obbligo del modulo TPM 2.0 ha tagliato fuori parecchi computer che all’epoca erano ancora ottimi, macchine con cinque o sei anni di vita appena, condannate comunque a restare ancorate al vecchio sistema. Un paradosso che ha fatto discutere non poco, perché non parliamo di prestazioni insufficienti ma di una scelta legata alla protezione dei dati.
Chi si trova in questa situazione ha davanti scelte non semplici. Può aggiornare alla 22H2 e guadagnare tempo, valutare l’acquisto di una macchina compatibile con Windows 11 oppure appoggiarsi al programma ESU finché sarà disponibile. Il calendario ormai è tracciato, con il 10 ottobre 2028 come traguardo finale per OneDrive su Windows 10 nella sua versione più aggiornata.