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NVIDIA vuole portare l’intelligenza artificiale autonoma direttamente sui computer di tutti i giorni e nei server delle aziende, e per farlo ha scelto di puntare su tre nuovi modelli aperti della famiglia Nemotron 3.5. Si tratta di un passo che va letto dentro un cambiamento più ampio, quello che sta ridisegnando il modo in cui pensiamo all’AI e a ciò che può fare senza bisogno di essere guidata passo per passo. Il punto di partenza è proprio questo, cioè l’idea che la tecnologia non debba più limitarsi a rispondere alle domande ma possa lavorare in modo indipendente.
Negli ultimi tempi l’intelligenza artificiale ha fatto progressi tali da modificare persino il concetto di superintelligenza, ovvero quel traguardo in cui le macchine potrebbero eguagliare o addirittura superare le capacità umane. Per anni se n’è parlato come di qualcosa di lontano, quasi da romanzo di fantascienza. Oggi invece la prospettiva sta cambiando, e il CEO di NVIDIA lo ha ribadito in più occasioni. Il motivo, secondo l’azienda, ha un nome preciso: gli agenti AI.
Dai chatbot agli agenti AI che lavorano da soli
I classici chatbot, quelli con cui si scambiano domande e risposte, stanno lentamente cedendo il passo agli agenti AI. La differenza non è da poco. Questi nuovi sistemi sono in grado di svolgere attività complesse in totale autonomia e, sotto certi aspetti, mostrano già capacità superiori a quelle umane. Non serve più un utente che indichi ogni singola mossa, perché sono gli agenti stessi a capire come muoversi. Nella pratica possono consultare documenti, usare programmi, navigare sul web e portare a termine operazioni senza chiedere continuamente un intervento esterno. C’è poi un aspetto ancora più interessante. Questi strumenti sanno organizzarsi da soli, decidendo come operare e stabilendo la sequenza delle cose da fare. Un tempo una caratteristica del genere avrebbe lasciato a bocca aperta, mentre oggi viene quasi data per scontata. Ed è proprio questa naturalezza a raccontare quanto in fretta si sia evoluto il settore.
Tutta questa autonomia, però, ha un prezzo. Far girare sistemi capaci di ragionare, pianificare e agire richiede una potenza di calcolo notevole, che fino a oggi è stata disponibile soprattutto attraverso grandi infrastrutture cloud. In altre parole, per sfruttare davvero gli agenti bisognava affidarsi a centri dati remoti, con tutto ciò che questo comporta in termini di dipendenza da servizi esterni.
Nemotron 3.5 e la sfida di portare l’AI in locale
È qui che entra in gioco la strategia di NVIDIA. L’obiettivo è spostare queste capacità dal cloud ai dispositivi locali, quindi sui PC e sui server aziendali, così da rendere gli agenti AI accessibili senza passare per forza dalle grandi piattaforme remote. Non a caso la società ha scelto di muoversi proprio in questa direzione con il lancio dei tre nuovi modelli della famiglia Nemotron 3.5.
La scelta di proporre modelli aperti non è un dettaglio. Significa mettere a disposizione strumenti che possono essere adottati e integrati più facilmente, sia da chi lavora su un singolo computer sia da chi gestisce l’infrastruttura di un’azienda. Il ragionamento alla base è piuttosto lineare: se gli agenti sono il futuro dell’intelligenza artificiale, allora devono poter funzionare là dove le persone e le imprese lavorano davvero, e non soltanto all’interno di enormi data center lontani. Con Nemotron 3.5 NVIDIA prova dunque a ridurre la distanza tra le potenzialità degli agenti autonomi e la loro diffusione concreta, puntando su tre modelli aperti pensati per far girare l’AI autonoma direttamente su computer e server aziendali.
Fonte: TecnoAndroid


