I nuovi laptop con vecchie CPU stanno diventando una tendenza sempre più diffusa, e chi compra rischia di ritrovarsi in casa hardware datato spacciato per novità. Il punto non è tanto il riutilizzo del silicio ormai superato, quanto il modo in cui viene presentato e, soprattutto, prezzato. Perché a conti fatti manca un metodo semplice per capire se dentro una macchina nuova batte davvero un processore nuovo, oppure se si sta pagando a caro prezzo qualcosa che aveva già qualche anno sulle spalle.
Chi bazzica il mercato dei portatili se ne sarà accorto. I produttori di microprocessori hanno cominciato a rimettere in circolo chip vecchi, ma facendolo in modo poco trasparente. Va detto: un chip di qualche anno fa può ancora essere perfettamente competente. Il problema resta il posizionamento. Intel non è completamente estranea a questa faccenda, però il vero protagonista sembra AMD, finita nel mirino per aver lanciato versioni presentate come inedite di processori mobile Ryzen che circolavano già da parecchio tempo.
Come i nomi dei chip confondono chi compra
Per anni l’industria del PC ha seguito il filo tracciato da Intel con la logica del buono, migliore, ottimo tramite le sigle Core i3, i5, i7 e poi i9. Man mano che i chip diventavano più complessi, con grafica integrata, più core e frequenze turbo, spiegare tutto questo agli utenti è diventato complicato. Le cose sono degenerate al punto che AMD ha distribuito delle vere e proprie ruote decoder, mezze per gioco e mezze sul serio, per aiutare a capire cosa contenesse davvero un Ryzen 5 7640U.
Oggi qualsiasi logica dietro le sigle è stata praticamente buttata via. Prendiamo la serie AMD Ryzen 8000 per portatili, uscita a dicembre 2023. AMD disse allora che erano architetturalmente allineati, ossia in sostanza uguali, ai Ryzen 7000 lanciati dodici mesi prima. Poi nei primi mesi del 2025 quei chip sono stati ribattezzati Ryzen 200. Basta confrontare il Ryzen 5 7640HS, arrivato il 30 aprile 2023, con il Ryzen 9 270: condividono la stessa architettura Zen 4.
Ora siamo nel 2026 e AMD ha appena lanciato sette nuovi pezzi Ryzen 200, dal Ryzen 3 205 al Ryzen 7 253. Di nuovo Zen 4, la stessa architettura arrivata a gennaio 2023. Sono spuntati anche quattro chip Ryzen 100 basati su design Zen 3+ Rembrandt, che risalgono addirittura al 2022, quattro anni fa. Chip nuovi, su basi vecchie di quattro anni.
Il prezzo che non torna
Anche Intel non è del tutto pulita. Il marchio Core Ultra per i portatili ora comprende pure chip da desktop. L’azienda ha ammesso una domanda maggiore per i suoi processori più datati e li ha riproposti con nomi in codice come Raptor Lake Refresh e Arrow Lake Refresh. Un po’ più onesto, tutto sommato.
Nel mondo reale tutto questo pesa. Nel catalogo Lenovo compaiono ThinkPad venduti con un processore Ryzen 250, a un prezzo tra i 830 e i 920 euro circa. Da un chip vecchio di tre anni ci si aspetterebbe cifre da svendita, invece no. Non è certo economico, se paragonato al Dell XPS 13 da circa 550 euro o al MacBook Neo di Apple. I ThinkPad, l’XPS 13 e il Neo hanno configurazioni modeste, alcune con 8GB di RAM e SSD piccoli. Ma Neo e XPS usano design moderni e costano meno dei Lenovo, costruiti su architettura Ryzen più datata.
C’è poi il linguaggio da avvocato che Lenovo usa per lasciar intendere funzioni al passo coi tempi come le esperienze AI e le NPU. Ci sono davvero, ma a magri 16 TOPS. Un po’ come quelle ruote di scorta ridotte che montano oggi le auto. Ce l’hanno, sì, ma non proprio.
In generale i portatili da produttività sono progrediti bene. Basta prenderne uno in mano per notare quanto è leggero, la disposizione delle porte, la nitidezza dei display ad alta risoluzione e refresh elevato. Le specifiche hanno senso, tutte tranne una. Il nome del processore, sempre più spesso, nasconde invece di chiarire.


