Dalla Norvegia arriva una svolta per il fotovoltaico galleggiante, quel tipo di impianto solare che invece di occupare campi e tetti se ne sta a galla sull’acqua. La tecnologia si chiama BRIZO, l’ha messa a punto Fred. Olsen 1848 e ha appena incassato una validazione indipendente che pesa parecchio. A darle il via libera è stata la Det Norske Veritas, più conosciuta con la sigla DNV, ente che nel settore marittimo e industriale fa testo. In pratica è il timbro che serviva prima di pensare seriamente al mercato.
La certificazione porta il codice DNV-RP-0584 e non è un dettaglio da poco. Conferma che la soluzione regge davvero, che è solida e soprattutto che è pronta per essere commercializzata. Fino a oggi il solare sull’acqua ha vissuto quasi sempre in condizioni comode, bacini tranquilli, laghi, acque riparate dove le onde restano una faccenda gestibile. Il salto vero è un altro e riguarda il mare aperto, o quasi.
Perché BRIZO cambia le carte in tavola
Il punto lo ha spiegato bene Prajeev Rasiah di DNV, secondo cui il solare galleggiante sta entrando in una fase più matura, dove il settore deve smettere di rifugiarsi solo nelle acque protette. Le tecnologie capaci di lavorare in ambienti più esposti, ha aggiunto, potrebbero allargare in modo notevole il mercato potenziale. Un discorso che interessa da vicino le regioni con poco spazio a terra, con usi del suolo che si contendono ogni metro quadro oppure con reti elettriche già messe sotto pressione.
Ed è esattamente qui che BRIZO prova a fare la differenza. È stato progettato per funzionare in ambienti interni e costieri esposti alle mareggiate, non solo dove l’acqua è calma. L’impianto si adatta al movimento di onde e correnti e riesce a restare stabile grazie a un sistema flessibile di funi e reti, abbinato a un meccanismo di tensionamento. Regge il vento forte e sopporta onde alte fino a 3,5 metri, un limite che apre le porte ad aree finora considerate off limits per la produzione di energia rinnovabile.
Semplice, e anche per questo conveniente
C’è poi un aspetto che l’azienda norvegese tiene a sottolineare, ovvero il lato economico. BRIZO nasce con una struttura essenziale, ridotta all’osso. Cinque componenti in tutto e niente di più: moduli galleggianti, pannelli, blocchi per le funi, le funi stesse e tubi in PE. Meno pezzi vuol dire meno complessità, meno cose che si possono rompere e costi che restano sotto controllo.
È una logica che nel campo del solare galleggiante conta parecchio, perché installare e mantenere impianti in mare aperto ha sempre avuto un prezzo alto. Ridurre gli elementi al minimo, senza rinunciare alla robustezza certificata da DNV, è il modo con cui Fred. Olsen 1848 punta a rendere questa tecnologia davvero appetibile per chi cerca fonti pulite ma non ha terreno a disposizione. E con il via libera appena ottenuto, il percorso verso gli impianti reali sembra finalmente sgombro.