Christopher Nolan ha detto la sua sull’entusiasmo che circonda l’intelligenza artificiale a Hollywood, e lo ha fatto con una posizione netta: le nuove generazioni la stanno respingendo, e questo secondo lui è un segnale che l’industria del cinema farebbe bene a non sottovalutare. Il regista di Odissea, in un’intervista al The Telegraph, ha raccontato di non aver mai assistito a una reazione così rapida e così ostile verso una tecnologia che dovrebbe rappresentare un salto epocale.
Il punto che colpisce di più è proprio la velocità del rifiuto. “Non ho mai visto nella mia vita un rifiuto così rapido e generalizzato di quello che viene presentato come un cambiamento tecnologico fondamentale”, ha dichiarato Nolan. “Sono state investite moltissime energie nell’introduzione dell’intelligenza artificiale, ma se si osserva la reazione di quella generazione, si vede che la sta rifiutando completamente”. Parole pesanti, considerando quanti miliardi si stanno riversando in questo settore.
Perché i più giovani riconoscono subito i contenuti artificiali
Secondo Nolan, c’è una ragione precisa dietro questa diffidenza. I ragazzi sono cresciuti immersi nel mondo digitale, quindi hanno sviluppato una specie di sesto senso per fiutare i contenuti creati da una macchina. Li individuano al volo, li smontano in pochi secondi. “Il loro giudizio sui contenuti generati dall’IA è stato immediato e severo”, ha spiegato il regista. “Riescono a riconoscerli per quello che sono molto velocemente, ed è più facile per loro individuarli perché sono nati da un mondo online che conoscono molto bene”.
Non si tratta però di una condanna totale della tecnologia. Nolan ha voluto chiarire che non tutto quello che ruota attorno all’intelligenza artificiale è privo di senso o inutile. Il problema, per lui, è più che altro una questione di tempismo. “Questo non significa che ogni aspetto della tecnologia sia inutile o senza significato, ma nel cinema sta arrivando esattamente nel momento sbagliato”, ha affermato.
Il ritorno al cinema fatto di cose vere
E qui entra in gioco il ragionamento più interessante. Secondo Nolan, Hollywood sta vivendo una fase in cui il pubblico torna a cercare storie concrete, fisiche, tangibili. Dopo anni passati a riempire i film di ambientazioni virtuali, effetti digitali e lavorazioni schiacciate quasi interamente sulla post-produzione, qualcosa sta cambiando. La gente sembra apprezzare di nuovo le riprese reali, i set veri, la presenza in carne e ossa degli attori.
C’è dentro anche una riflessione sulla quantità enorme di prodotti che le piattaforme streaming sfornano ogni giorno, e sulla sensazione diffusa che la qualità media sia calata. In questo quadro, l’arrivo dell’IA generativa nel cinema rischia di andare controcorrente rispetto a ciò che gli spettatori chiedono.
Del resto Nolan non fa mistero da anni delle sue preferenze. Ha sempre difeso le tecniche tradizionali di ripresa, gli effetti speciali realizzati con il trucco, le location autentiche, un modo di girare più diretto e materiale. La sua presa di posizione sull’IA non arriva quindi come un fulmine a ciel sereno, ma si incastra dentro una visione coerente del rapporto tra tecnologia e creatività che il regista porta avanti da tempo.