I link t.me di Telegram hanno smesso di funzionare e chi prova ad aprirli si ritrova davanti a un errore. La cosa da chiarire subito è che l’app non c’entra nulla, continua a girare senza intoppi. Il problema riguarda il dominio usato per i collegamenti brevi, quelli che servono a condividere profili, canali, gruppi e bot. Da ieri quel dominio è stato messo in stato di sospensione, e il risultato è che milioni di indirizzi non portano più da nessuna parte.
Cosa è successo davvero al dominio
Il dominio t.me è finito nello stato chiamato serverHold, deciso dal gestore del registro .me. In pratica è stato tolto dal sistema DNS, cioè quel meccanismo che permette ai browser di collegare un indirizzo web al server giusto. Il dominio risulta ancora registrato, questo va detto, ma i dispositivi non riescono più a trovarlo e quindi i link restano bloccati.
I server di Telegram non sono stati toccati. Chat, gruppi, canali e bot funzionano regolarmente dentro le applicazioni per smartphone e computer. A dare errore sono soprattutto i link aperti da un browser oppure condivisi su siti web, social, email, documenti e codici QR. Possono saltare anche le anteprime generate da servizi esterni e gli inviti pensati per chi non ha ancora installato l’app. Insomma, tutto quello che passa fuori dall’app rischia di non rispondere.
Dietro la sospensione ci sono le sanzioni
Identity Digital, che gestisce il registro .me, ha confermato che la decisione è arrivata per rispettare le disposizioni dell’OFAC, l’ufficio del Tesoro statunitense che si occupa di far applicare le sanzioni economiche. A far scattare tutto potrebbe essere stata First VPN Service, una società ucraina inserita il 13 luglio nella lista delle entità sanzionate, con l’accusa di fornire infrastrutture sfruttate anche da gruppi ransomware. E tra i riferimenti legati a quella società compare proprio un canale Telegram, t.me/FirstVPNService.
Attenzione però, perché l’OFAC non ha sanzionato Telegram e nemmeno il dominio nel suo insieme. La documentazione parla solo del canale di First VPN Service come uno degli identificativi dell’organizzazione. Non c’è quindi una conferma ufficiale che sia stato quel singolo link a provocare la sospensione, anche se la coincidenza dei tempi e il riferimento nell’elenco rendono questa la spiegazione più credibile.
Qui entra in gioco un limite tecnico. Un blocco che passa attraverso il DNS non può colpire una singola pagina interna, tipo un canale specifico. Chi gestisce il registro può sospendere l’intero dominio t.me, ma non può togliere di mezzo solo il percorso t.me/FirstVPNService. Ed è probabilmente questo il motivo per cui sono finiti fuori uso anche milioni di collegamenti che non avevano niente a che fare con l’entità sanzionata.
C’è poi un’altra questione. Telegram non può rimuovere da solo lo stato serverHold, perché la misura è stata applicata dal gestore del registro e non dipende dalla configurazione dei suoi server. Per rimettere in piedi t.me servirà che Identity Digital revochi la sospensione, una volta verificato il rispetto delle regole dell’OFAC.