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Blue Origin ha annunciato due aggiornamenti importanti per New Glenn, con l’obiettivo dichiarato di abbassare i costi di produzione e, allo stesso tempo, aumentare la capacità di portare carichi verso l’orbita geostazionaria e la Luna. La comunicazione è arrivata dal Kennedy Space Center, durante un intervento di Dave Limp, amministratore delegato dell’azienda, alla conferenza UP.Summit ospitata allo Shuttle Landing Facility in Florida. L’ambizione, messa nero su bianco, è spingere New Glenn verso un ritmo operativo enorme, fino a oltre 1000 lanci all’anno, sostenuta da quella che Limp ha descritto come una domanda di accesso allo spazio mai così alta.
New Glenn: Blue Origin, il nuovo motore pensato per costare molto meno
Il primo tassello si chiama Northstar e, nelle parole di Limp, è una versione più semplice ma anche più potente dell’attuale BE 4, il motore che oggi spinge il primo stadio di New Glenn. Blue Origin ha già avviato una campagna di accensioni di prova, segno che il progetto non è solo sulla carta ma già immerso nella fase di sviluppo e test.
I numeri citati dall’azienda sono piuttosto netti. Northstar avrebbe circa la metà dei componenti rispetto a BE 4, una massa inferiore del 30%, e una quota di produzione in stampa tridimensionale che arriverebbe a circa il 65%. Il punto più delicato, quello che interessa davvero i clienti e il mercato, riguarda però i costi. Blue Origin ritiene di poter costruire Northstar a 25% del costo di un BE 4, con un obiettivo ulteriore che suona quasi come una promessa industriale, arrivare ad assemblare ogni unità in meno di un giorno.
Sul fronte prestazioni, l’asticella sale. BE 4 viene indicato con una spinta di 640000 libbre, mentre Northstar partirebbe da 715000 libbre. Restano invece coerenti le scelte di base, perché anche Northstar brucia metano e ossigeno liquido, con un ciclo di combustione a stadi ricco di ossigeno e un’architettura a turbopompa a singolo albero. Limp ha anche precisato che la produzione di BE 4 continuerà per United Launch Alliance, che utilizza due di questi motori sul razzo Vulcan.
GS3, un terzo stadio a idrogeno per spingere New Glenn più lontano
Il secondo aggiornamento riguarda un nuovo terzo stadio, GS3, acronimo che l’azienda ha sciolto in modo diretto come Glenn Stage 3. L’idea è offrire l’iniezione diretta verso l’orbita geostazionaria e traiettorie di fuga dalla Terra. C’è anche un dettaglio di integrazione che conta per i clienti: il terzo stadio viene inserito all’interno di un’interfase, così da preservare il volume completo della carenatura per i carichi.
GS3, secondo Blue Origin, potrà volare sia sulla configurazione più piccola di New Glenn definita 7×2, cioè sette motori al primo stadio e due al secondo, sia su quella più grande 9×4. Con GS3, New Glenn 7×2 arriverebbe a portare 8 tonnellate metriche direttamente in orbita geostazionaria e 10 tonnellate metriche verso l’iniezione translunare. Passando alla variante 9×4, le cifre indicate aumentano a 14 tonnellate e 20 tonnellate metriche, rispettivamente.
Per un terzo stadio, la massa è un’ossessione e Limp lo ha detto senza giri di parole, deve essere leggero. Da qui la scelta di realizzarlo in gran parte con compositi, materiali noti per prestazioni e leggerezza. Il problema, però, è il propellente previsto.
Il nodo dell’idrogeno e i test sui serbatoi in composito
GS3 dovrebbe essere spinto dal BE 7, un motore già impiegato sui lander lunari di Blue Origin e ottimizzato per operazioni nello spazio. La combinazione di propellenti è idrogeno liquido e ossigeno, una scelta che porta vantaggi ma si trascina dietro un guaio noto, perché l’idrogeno è l’atomo più piccolo e tende a fuoriuscire con facilità. Nei compositi, cicli termici e sollecitazioni meccaniche possono favorire microfratture e peggiorare le perdite di idrogeno molecolare. Limp ha ammesso che non era affatto scontato riuscire a costruire un grande serbatoio in composito capace di contenere idrogeno ad alte pressioni, e in questo caso si parla di un diametro di 5,5 metri.
Blue Origin ha comunque comunicato di aver testato con successo un serbatoio composito di prova da 5,5 metri nel West Texas, e di aver poi ottenuto un risultato considerato decisivo a Launch Site One, in Texas, completando il primo test di caricamento con idrogeno liquido su un serbatoio composito. Durante la prova, il serbatoio è stato pressurizzato al 100% della forza massima attesa in esercizio per 2,5 ore. C’è stato anche un test a 150% della pressione massima, mantenuto per 10 minuti.
Questi risultati hanno dato all’azienda abbastanza fiducia da portare avanti il concetto di GS3 basato su serbatoi in composito, con un debutto previsto nel 2028 per un cliente governativo. Limp ha dichiarato che esiste già un cliente confermato per operazioni nello spazio cislunare nel 2028.
Fonte: TecnoAndroid


