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Neil Harbisson, il primo cyborg si racconta: sente i colori con un’antenna

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Da oltre vent’anni c’è un uomo che sente i colori invece di vederli, e oggi è riconosciuto ufficialmente come il primo cyborg della storia. Si chiama Neil Harbisson, è artista, filosofo e attivista britannico e spagnolo. Il primato non riguarda soltanto la sua epoca: nessuno prima di lui, in nessun luogo del mondo, aveva ottenuto un riconoscimento simile. Tutto nasce da una condizione con cui è venuto al mondo e dalla soluzione decisamente fuori dal comune scelta per affrontarla, ormai 22 anni fa.

Harbisson è affetto da acromatopsia, una patologia che in termini più semplici si traduce in visione monocromatica. Fin dalla nascita il mondo gli si è presentato in bianco, in nero o in una gamma di grigi più o meno intensi. Almeno fino al giorno in cui nel suo cranio è stata impiantata un’antenna che ha cambiato radicalmente la sua quotidianità e il modo stesso in cui percepisce ciò che lo circonda.

Un’antenna che trasforma la luce in suono

Il principio di funzionamento è quasi disarmante nella sua semplicità. L’impianto capta la luce e la converte in vibrazioni, che arrivano al cervello passando attraverso le ossa del cranio. Ogni tonalità produce un suono diverso, e così i colori diventano qualcosa da ascoltare più che da guardare.

Col tempo quel dispositivo ha smesso di essere vissuto come un oggetto esterno. Harbisson lo considera parte integrante della propria identità, il canale attraverso cui entra in contatto con la realtà. E qui arriva la parte più sorprendente. L’obiettivo iniziale era soltanto quello di permettergli di distinguere le tinte grazie al suono, ma negli anni l’antenna gli ha aperto l’accesso anche a quella porzione dello spettro luminoso che l’occhio umano normalmente non coglie. Si tratta della radiazione ultravioletta e di quella infrarossa, due territori del tutto preclusi alla vista di chiunque altro. In pratica le sue capacità sensoriali oggi vanno oltre quelle di una persona comune.

Anche il rapporto con queste sensazioni si è trasformato. All’inizio serviva uno sforzo consapevole, una sorta di traduzione mentale per associare ciascun suono alla sfumatura corrispondente. Poi il cervello ha cominciato a elaborare quegli stimoli come una percezione vera e propria, senza più bisogno di interpretarli. L’effetto si è spinto fino al sonno. “Ora riesco persino a sognare a colori”, ha raccontato in un’intervista.

Solar Crown e le illusioni temporali

Dopo aver riscritto il proprio rapporto con la vista, l’interesse di Harbisson si è spostato su un terreno ancora più astratto. Il suo nuovo progetto si chiama Solar Crown e punta a intervenire su qualcosa di molto meno tangibile della luce, cioè la percezione del tempo.

Il dispositivo sfrutta il calore corporeo e compie idealmente un giro completo intorno alla testa nell’arco di 24 ore, seguendo il ritmo della giornata. Il punto interessante sta nella possibilità di modificarne la velocità. Accelerando o rallentando quel movimento, Harbisson prova a generare quelle che lui stesso definisce illusioni temporali, fenomeni che per certi aspetti ricordano le illusioni ottiche. Solo che in questo caso a essere ingannato non è lo sguardo ma la sensazione dello scorrere delle ore.

Fonte: TecnoAndroid

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