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Un raro esemplare di Nanotyrannus conosciuto con il nome di Jodi è stato venduto all’asta per 47,3 milioni di dollari, circa 40 milioni di euro, e da oggi appartiene a un collezionista privato. Una cifra da capogiro, certo. Ma dietro il colpo di martelletto c’è una conseguenza che pesa parecchio sul mondo della ricerca, perché con questo passaggio di mano Jodi entra a far parte di quel gruppo di dinosauri definiti ormai “perduti per la scienza”. Non si tratta di un’espressione a effetto. È il modo più diretto per descrivere cosa succede a un reperto quando smette di essere accessibile agli studiosi e diventa un bene esclusivo.
La questione, a ben guardare, non riguarda tanto il prezzo pagato. Riguarda piuttosto il destino del fossile dopo la vendita. Un esemplare raro come questo Nanotyrannus avrebbe potuto raccontare molto agli esperti, e invece il suo futuro dipende adesso dalle scelte di una sola persona.
Perché Jodi viene considerato perduto per la scienza
Il cuore del problema sta in una regola precisa che riguarda le pubblicazioni scientifiche. Le riviste scientifiche più autorevoli non pubblicano ricerche condotte su esemplari di proprietà privata. Questo significa che, anche se qualcuno riuscisse a studiare Jodi da vicino, il frutto di quel lavoro difficilmente troverebbe spazio nelle sedi che contano davvero per la comunità accademica. E una ricerca che non può essere pubblicata in modo credibile, di fatto, perde gran parte del suo valore.
Il ragionamento ha una sua logica. Un lavoro scientifico serio deve poter essere verificato da altri studiosi, controllato e magari smentito. Se il reperto su cui si basa resta chiuso in una collezione privata, quella verifica diventa impossibile o comunque legata alla volontà del proprietario. Ecco perché un fossile venduto a un privato, per quanto prezioso, viene trattato come se fosse sparito dal panorama della ricerca. Il dinosauro esiste ancora, fisicamente, ma per la scienza è come se non ci fosse più. Nel caso di Jodi la perdita appare ancora più evidente proprio per la rarità dell’esemplare. Non capita spesso di avere tra le mani un reperto di questo tipo, e vederlo uscire dal circuito degli studi rappresenta un’occasione mancata per chi si occupa di paleontologia.
Il nodo dei fossili venduti all’asta
La vicenda di questo Nanotyrannus si inserisce in un contesto più ampio, quello dei fossili che finiscono sul mercato e vengono battuti all’asta a prezzi altissimi. Jodi non è il primo dinosauro a subire questa sorte, e l’espressione “perduti per la scienza” serve proprio a indicare un intero gruppo di reperti che hanno seguito la stessa strada. Ognuno di loro, una volta acquistato da un privato, smette di essere una risorsa condivisa. Il contrasto è piuttosto netto. Da una parte c’è il valore economico, che nel caso di Jodi ha raggiunto i 47,3 milioni di dollari. Dall’altra il valore scientifico, che con la vendita rischia di azzerarsi. Due misure completamente diverse dello stesso oggetto, che raramente vanno nella stessa direzione quando un collezionista privato entra in gioco.
Fonte: TecnoAndroid


