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Il calo delle morti per overdose negli Stati Uniti ha spinto molti osservatori a cercare una spiegazione semplice e rassicurante. Una delle ipotesi più gettonate riguardava il naloxone, il farmaco capace di invertire gli effetti di un’overdose da oppioidi. L’idea sembrava logica: più dosi disponibili, più vite salvate, meno decessi. I dati però raccontano una storia diversa, perché l’utilizzo di questo medicinale non è cresciuto. Anzi, è diminuito anche quello.
Si tratta di un dettaglio tutt’altro che marginale. Se il farmaco salvavita fosse stato davvero il motore del cambiamento, ci si aspetterebbe di vederne aumentare l’impiego proprio nel periodo in cui i decessi hanno cominciato a scendere. Invece le due curve vanno nella stessa direzione, verso il basso, e questo rende difficile attribuire al naloxone il merito principale della riduzione.
Calo morti per overdose negli USA: perché il naloxone sembrava la spiegazione più ovvia
Non era un’ipotesi campata in aria. Il naloxone è uno strumento che funziona in modo diretto e immediato sulle overdose da oppioidi, e proprio per questa ragione è diventato uno dei simboli della risposta sanitaria alla crisi. Quando un medicinale ha un effetto così concreto, viene naturale pensare che una sua diffusione maggiore possa spostare le statistiche nazionali.
Il ragionamento, in pratica, si reggeva su un passaggio dato quasi per scontato. Si presumeva che l’uso del farmaco fosse aumentato. È proprio questo il punto che non regge alla prova dei numeri, visto che anche il ricorso al medicinale ha subito una flessione. Senza un aumento nell’utilizzo, l’equazione che collegava più naloxone a meno morti perde il suo fondamento.
Questo non significa che il trattamento abbia smesso di essere efficace, né che la sua presenza sia diventata inutile. Significa soltanto che, per quanto riguarda il calo dei decessi osservato negli Stati Uniti, la causa va cercata altrove.
Uno strumento ancora fondamentale, anche se non spiega il calo
Vale la pena sottolinearlo con chiarezza, perché il rischio è di trarre conclusioni sbagliate. Il naloxone resta uno strumento chiave nella lotta contro le overdose. La sua capacità di invertire un’intossicazione da oppioidi non è messa in discussione da nessuno. Quello che cambia è il ruolo che gli si può attribuire nella lettura dei dati più recenti.
Separare le due cose aiuta a ragionare meglio. Da una parte c’è il valore del medicinale nei singoli episodi, dove può fare la differenza tra la vita e la morte. Dall’altra c’è il quadro generale, quello delle tendenze nazionali, dove il farmaco non sembra essere il fattore decisivo dietro la discesa delle cifre. Confondere i due piani porterebbe a sopravvalutare un singolo intervento e a trascurare tutto il resto.
C’è poi un aspetto che merita attenzione. Se l’impiego del naloxone è diminuito proprio mentre le morti per overdose calavano, il dato fotografa una situazione in cui il farmaco viene utilizzato meno, pur continuando a essere considerato una risorsa essenziale. Una contraddizione apparente che rende ancora più evidente quanto la riduzione dei decessi negli Stati Uniti non possa essere ricondotta a una maggiore diffusione di questo trattamento, il cui utilizzo è sceso insieme ai numeri delle vittime.
Fonte: TecnoAndroid


