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La sensazione, guardando a quello che sta succedendo intorno a Grok, è che il campo da gioco di Elon Musk si stia restringendo sempre di più. Per anni il bersaglio preferito delle sue invettive è stato l’Unione Europea, accusata di voler soffocare l’innovazione con regole e vincoli. Ora però la partita si allarga, perché anche il Regno Unito ha deciso di intervenire con decisione sulle politiche, giudicate fin troppo permissive, dell’intelligenza artificiale integrata in X. E questa volta i toni sembrano tutt’altro che morbidi.
Elon Musk e Grok: chatbot nel mirino delle autorità globali
L’UE aveva già acceso i riflettori, così come il Garante Privacy italiano, puntando il dito contro i rischi legati all’uso di Grok per la creazione di deepfake e contenuti potenzialmente illegali. Ma l’ingresso in scena dell’Ofcom, l’autorità britannica per la sicurezza online, segna un passaggio delicato. L’ente ha dichiarato apertamente di aver ricevuto segnalazioni allarmanti sull’uso del chatbot per generare e diffondere immagini di nudo non consensuale e, soprattutto, immagini sessualizzate di minori. Un terreno estremamente sensibile, su cui nel Regno Unito la tolleranza è pari a zero.
Ofcom ha contattato X con urgenza, imponendo una scadenza precisa per chiarire quali misure siano state adottate per proteggere gli utenti britannici. La risposta di X è arrivata nei tempi richiesti, ma questo non significa che la questione sia chiusa. Anzi, ora inizia la fase più delicata: la valutazione vera e propria, con la raccolta di elementi che potrebbero trasformarsi in accuse formali. Se dalle verifiche dovesse emergere una violazione dell’Online Safety Act, le conseguenze potrebbero essere tutt’altro che simboliche. Le sanzioni previste arrivano fino a 18 milioni di sterline o al 10% del fatturato globale qualificante, scegliendo l’importo più alto. Numeri che fanno rumore anche per un colosso come quello guidato da Musk.
Il nodo centrale non è solo tecnico, ma profondamente politico. L’Ofcom vuole capire se X abbia davvero valutato i rischi per gli utenti, se rimuova i contenuti illegali con sufficiente rapidità e se stia facendo abbastanza per proteggere i minori e la privacy. Questioni che vanno ben oltre la singola piattaforma e che toccano il modo stesso in cui le grandi aziende tecnologiche concepiscono la responsabilità.
Non sorprende, quindi, che la vicenda sia rapidamente uscita dal perimetro delle authority per approdare sul tavolo del governo. L’esecutivo britannico ha subito espresso pieno sostegno all’Ofcom, arrivando a evocare l’ipotesi estrema: il divieto del social network nel Regno Unito qualora le violazioni fossero gravi e sistemiche. Un messaggio chiarissimo, che suona come un avvertimento diretto a Musk.
Il tutto si inserisce in un contesto internazionale già carico di tensioni. I rapporti tra Stati Uniti ed Europa, e ora anche con il Regno Unito, non erano così tesi da tempo sul fronte tecnologico e regolatorio. Grok diventa così qualcosa di più di un semplice chatbot: è un simbolo di uno scontro più ampio tra visioni opposte del digitale, tra chi rivendica massima libertà e chi chiede regole più stringenti. E questa volta, per Musk, sembra che i fronti aperti siano decisamente troppi per continuare a far finta di nulla.