Motore superconduttore da 100 kW: una svolta che arriva dalla Scozia e che potrebbe ridisegnare il futuro degli aerei elettrici. Perché il problema, quando si parla di volo a impatto zero, non è mai stato solo trovare la voglia di farlo, ma fare i conti con la fisica. E con un dettaglio che spesso passa sotto silenzio: il settore dell’aviazione pesa per circa il 2,5 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica. Non poco, soprattutto se si considera quanto sia difficile trovare un’alternativa pulita ai classici motori a reazione.
Il peso, il vero nemico degli aerei elettrici
Le sfide da affrontare sono parecchie, ma ce n’è una che da sola complica tutto il resto: il peso dei motori elettrici tradizionali. Suona quasi banale, eppure è qui che la maggior parte dei progetti si arena. I cavi di rame, quelli che servono a far girare la corrente dentro al motore, diventano ingombranti e pesanti. E quando vengono spinti sotto sforzo, tendono a surriscaldarsi con una facilità che, su un aereo, non ci si può proprio permettere.
La conseguenza è semplice da intuire. Più potenza vuoi, più rame ti serve. Più rame metti, più peso aggiungi. E più un aereo è pesante, più energia consuma per restare in aria. Un cane che si morde la coda, insomma, dal quale per anni non si è riusciti a uscire davvero. Ed è proprio su questo nodo che la ricerca ha messo le mani, con un risultato che ha sorpreso un po’ tutti.
La risposta arriva da Glasgow
La notizia curiosa è che il passo in avanti non porta la firma della solita Cina, né di qualche altra grande potenza industriale. Arriva dalla Scozia, e per la precisione dai laboratori dell’Università di Strathclyde, a Glasgow. È lì che un gruppo di ricercatori ha progettato e poi testato con successo un motore aeronautico completamente superconduttore capace di erogare 100 kW.
Il prototipo mette insieme due caratteristiche che, di solito, vanno in direzioni opposte: una leggerezza notevole e una potenza mai vista prima su questa scala. Il segreto sta tutto nella tecnologia superconduttiva. In pratica si usano materiali speciali che, raffreddati a temperature bassissime, azzerano del tutto la resistenza elettrica. Niente resistenza significa niente dispersione di energia sotto forma di calore, e quindi addio al problema del surriscaldamento che affliggeva i vecchi cavi di rame.
È un cambio di prospettiva importante. Se la corrente può scorrere senza incontrare ostacoli, allora serve molto meno materiale per ottenere la stessa potenza, e il motore può finalmente diventare più leggero. Esattamente quello che gli ingegneri dell’aviazione elettrica cercavano da tempo. Il prototipo da 100 kW realizzato a Glasgow è la dimostrazione concreta che questa strada non è soltanto teorica, ma può funzionare davvero su una macchina costruita e collaudata.