Si chiama Monolith One e già il nome racconta parecchio. Stiamo parlando di una stampante 3D per metalli costruita da Divergent Technologies, un colosso pensato per sfornare componenti su larga scala destinati al mondo aerospaziale e a quello della difesa. Non è il tipo di macchina che finirà mai in un laboratorio casalingo o in un’officina qualunque, e capirete subito il perché.
Dimensioni fuori scala e dodici laser al lavoro
La prima cosa che salta all’occhio sono le misure. Monolith One supera gli 8 metri di altezza, una stazza che già da sola basterebbe a impressionare. Ma il cuore vero del sistema sta altrove, ovvero nei 12 laser ad alta potenza montati a bordo, capaci di sviluppare insieme la bellezza di 24 kilowatt. Una potenza che serve per lavorare materiali tutt’altro che semplici da gestire.
Secondo quanto dichiarato da Divergent, questa macchina è il frutto di 28 mesi di sviluppo, con dentro tutta l’esperienza maturata in oltre dieci anni passati a occuparsi di manifattura additiva. E qui arriva il dettaglio che spiazza un po’: Monolith One non sarà mai messa in vendita. L’azienda l’ha progettata solo ed esclusivamente per uso interno, quindi nessuno potrà acquistarla, nemmeno volendo spendere cifre enormi.
I materiali che riesce a trattare sono diversi e tutti di livello industriale. Si va dall’alluminio all’acciaio, passando per il titanio e arrivando fino alle leghe a base di nichel. C’è poi un altro aspetto che la distingue dalla concorrenza, ed è il volume di stampa. Risulta più ampio rispetto a molte soluzioni che oggi si trovano sul mercato, e questo cambia le carte in tavola: significa poter realizzare strutture più grandi e complesse in un solo passaggio produttivo, senza dover spezzettare il lavoro.
Produttività quasi raddoppiata grazie all’automazione
L’obiettivo dichiarato è alzare l’asticella della produttività come mai prima d’ora. Divergent parla chiaro su questo punto, sostenendo che Monolith One sia in grado di quasi raddoppiare il volume produttivo rispetto alle generazioni precedenti di stampanti. Un balzo notevole, che non arriva certo per caso.
Dietro questo risultato ci sono diverse tecnologie che lavorano insieme. Il sistema integra l’automazione nella gestione delle polveri, un controllo termico avanzato e un monitoraggio ottico continuo che tiene sotto controllo ogni fase del processo. Tre ingranaggi che, messi insieme, permettono alla macchina di girare in modo più efficiente e di sfornare componenti a un ritmo che le versioni passate semplicemente non potevano raggiungere.
È una di quelle macchine che fanno capire dove sta andando la manifattura additiva applicata ai settori più esigenti. Quando si parla di pezzi destinati ad aerei, sistemi di difesa e applicazioni dove l’errore non è ammesso, avere uno strumento capace di lavorare titanio e leghe speciali con questa precisione e questi volumi fa una differenza enorme. E il fatto che Divergent abbia scelto di tenersela tutta per sé la dice lunga su quanto consideri strategica questa tecnologia.