Moduli Starfall è il nome dietro cui si nasconde uno dei progetti meno chiacchierati di Elon Musk, ma che sul lungo periodo potrebbe pesare parecchio. La sua compagnia aerospaziale ha appena ricevuto il via libera ufficiale dalle autorità statunitensi per cominciare i test di volo di un nuovo veicolo di rientro, pensato per qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava più fantascienza che industria: fabbricare prodotti direttamente nello spazio.
Mentre l’attenzione di tutti resta puntata sui razzi giganti e sulle missioni più spettacolari, SpaceX sta muovendo pedine in una direzione diversa. La produzione di materiali speciali in orbita, lontano dalla gravità terrestre, apre scenari che potrebbero cambiare il modo in cui certe lavorazioni vengono fatte. E il primo passo concreto porta proprio il nome di questa nuova capsula.
Cosa sono i moduli Starfall e a cosa servono
La capsula è stata battezzata Starfall e nasce con un doppio scopo. Da un lato fare da spola per la manifattura in orbita, dall’altro permettere il trasporto ultra rapido di merci da un punto all’altro del pianeta. Un’idea ambiziosa, che mette insieme due mondi apparentemente distanti: la produzione industriale e la logistica veloce su scala globale.
L’approvazione è arrivata dalla Federal Aviation Administration, l’ente che negli Stati Uniti regola tutto ciò che vola. Proprio dai documenti depositati presso questa autorità sono emersi i primi dettagli tecnici, che aiutano a farsi un’idea più precisa di come sarà fatto questo veicolo. E la descrizione restituisce l’immagine di un oggetto compatto, ma tutt’altro che leggero.
Si parla di capsule circolari con un diametro di 3,1 metri e un’altezza di appena 0,75 metri. Numeri che fanno pensare a qualcosa di piccolo e tozzo, eppure il peso complessivo arriva a 2.100 chilogrammi. Una concentrazione di massa notevole in uno spazio ridotto, segno che ogni centimetro è stato studiato per resistere alle sollecitazioni del rientro nell’atmosfera.
Perché produrre nello spazio fa la differenza
L’aspetto più interessante riguarda il motivo per cui qualcuno dovrebbe voler costruire una fabbrica orbitale. In condizioni di microgravità alcuni materiali si comportano in modo diverso rispetto a quanto accade sulla Terra. Certi processi che qui risultano complicati o impossibili, lassù possono dare risultati migliori, con livelli di purezza e qualità difficili da raggiungere altrimenti.
Da qui l’interesse di SpaceX per un veicolo capace di fare avanti e indietro, portando in orbita i materiali grezzi e riportando a terra i prodotti finiti. Una specie di navetta industriale, insomma, che trasforma lo spazio in un laboratorio di produzione anziché in una semplice destinazione da raggiungere.
Il trasporto ultra rapido di merci aggiunge un altro tassello. L’idea di spedire qualcosa da un continente all’altro passando per lo spazio, in tempi che la logistica tradizionale non può nemmeno avvicinare, è il tipo di scommessa che caratterizza i progetti più audaci della compagnia. Per ora siamo alla fase dei test di volo, ma l’autorizzazione ottenuta segna il momento in cui un’idea sulla carta inizia a diventare qualcosa di reale.
I prossimi passi serviranno a capire se i moduli Starfall riusciranno davvero a fare quello per cui sono stati pensati. La struttura compatta da 2.100 chilogrammi dovrà dimostrare di reggere il rientro e di proteggere il proprio carico, perché senza un ritorno a terra affidabile l’intero concetto di fabbrica orbitale perderebbe gran parte del suo senso.