Monitorare l’inquinamento urbano causato dai veicoli è una sfida che le città affrontano da anni con strumenti tutto sommato limitati. Ma un gruppo di ricercatori del MIT ha messo a punto un metodo che potrebbe cambiare radicalmente le cose: un sistema capace di generare una panoramica dettagliata e in tempo reale delle emissioni dei veicoli in ambiente cittadino. E la cosa più interessante è che non servono infrastrutture nuove o costosissime per farlo funzionare.
Il punto di partenza è semplice, almeno a parole. I metodi tradizionali per stimare l’inquinamento si basano sul campionamento dell’aria in determinate zone. Funziona, certo, ma restituisce una fotografia parziale. Il sistema del MIT va molto oltre, e lo fa sfruttando strumenti che molte grandi città hanno già a disposizione. Parliamo di telecamere per il monitoraggio del traffico, combinate con diverse fonti di dati. Niente di fantascientifico, eppure i risultati sono notevoli.
Come funziona il sistema sviluppato dal MIT
Lo studio è stato condotto a New York, e più precisamente a Manhattan, dove i ricercatori hanno potuto contare sulle immagini di 331 telecamere già operative agli incroci della città. A queste si è aggiunta la geolocalizzazione di oltre 1,75 milioni di smartphone, naturalmente resi anonimi per tutelare la privacy degli utenti.
Le immagini raccolte dalle telecamere sono state poi analizzate da algoritmi di riconoscimento dei veicoli, capaci di classificare ogni mezzo in una delle 12 categorie previste dal modello. Il livello di accuratezza raggiunto è davvero alto: l’identificazione si è rivelata corretta nel 93% dei casi. Un dato significativo, soprattutto considerando che tutto questo è avvenuto senza ricorrere alla lettura delle targhe. Un dettaglio non secondario, perché dimostra che è possibile ottenere dati estremamente precisi sull’inquinamento urbano senza compromettere la riservatezza dei cittadini.
C’è poi un ulteriore aspetto che rende il sistema particolarmente efficace. Le telecamere non si sono limitate a contare e classificare i veicoli: hanno anche registrato l’influenza dei semafori sul flusso di traffico. Questo è un elemento fondamentale, perché le continue soste e ripartenze ai semafori sono tra le principali cause della cosiddetta guida a singhiozzo, che incide parecchio sulle emissioni reali dei veicoli. Tenerne conto significa avere una stima dell’inquinamento molto più vicina alla realtà rispetto ai modelli convenzionali.
Uno strumento pensato per le politiche locali
Secondo i ricercatori del MIT, questo sistema potrebbe essere adottato per sviluppare politiche locali più mirate in materia di trasporti e decarbonizzazione. La possibilità di avere un quadro preciso e aggiornato delle emissioni, strada per strada, incrocio per incrocio, offre ai decisori pubblici uno strumento concreto per capire dove intervenire e come. Il fatto che il modello sfrutti infrastrutture già esistenti, come le telecamere del traffico, lo rende potenzialmente replicabile in qualsiasi grande città che disponga di un sistema di videosorveglianza stradale simile a quello di New York.
Il monitoraggio dell’inquinamento urbano, insomma, potrebbe fare un salto di qualità enorme semplicemente incrociando dati che già esistono ma che finora nessuno aveva combinato in questo modo.