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Il Giappone ha lanciato nelle prime ore di martedì la missione MMX, un progetto che punta dritto verso le lune di Marte con un obiettivo mai raggiunto prima da nessuno. L’agenzia spaziale nipponica JAXA ha fatto decollare il veicolo dal centro di lancio di Tanegashima, aprendo un capitolo nuovo per l’esplorazione planetaria. L’idea è tanto semplice da raccontare quanto complessa da realizzare: raggiungere uno dei due satelliti del pianeta rosso, raccoglierne del materiale e riportarlo a casa.
Per il programma spaziale giapponese si tratta di un passaggio chiave, anche sul piano economico. L’investimento messo in campo viene descritto come stellare e la definizione rende bene l’idea delle ambizioni che accompagnano questa impresa, perché quello che il Giappone sta tentando non ha precedenti nella storia delle esplorazioni spaziali.
Fobos e Deimos, due mondi che nessuno ha mai toccato
Attorno a Marte orbitano due piccoli corpi celesti, Fobos e Deimos, e finora sono rimasti fuori dalla portata di qualsiasi sonda in termini di contatto diretto. Nessuna missione ha mai toccato la loro superficie. E nessun Paese è mai riuscito a riportare sulla Terra un frammento proveniente da questi satelliti. Tutto ciò che la scienza conosce di loro arriva quindi da lontano, senza la possibilità di analizzare in laboratorio un solo granello del loro suolo.
È proprio questo vuoto che la missione MMX vuole colmare. Avere tra le mani un campione autentico cambia completamente la prospettiva, perché permette ai ricercatori di studiare la composizione di quei corpi con strumenti e metodi impossibili da utilizzare a distanza. Il bersaglio scelto è Fobos, il satellite da cui dovrebbe arrivare il prezioso carico destinato ai laboratori terrestri.
Il fascino delle due lune di Marte sta anche nel mistero che le circonda. Da dove vengono? Come si sono formate? Sono domande rimaste senza una risposta definitiva e il motivo è proprio la mancanza di materiale concreto su cui lavorare. Senza campioni da esaminare ogni ipotesi resta tale e la ricerca rischia di girare a vuoto.
Il ritorno dei campioni atteso per il 2031
Il calendario fissato dalla JAXA guarda parecchio avanti. Il rientro dei campioni di Fobos sulla Terra è previsto per il 2031, quindi servirà ancora qualche anno di viaggio e di operazioni prima di poter mettere le mani su quel materiale. Un’attesa lunga, certo, ma del tutto comprensibile considerando la distanza da coprire e la delicatezza di ogni fase, dalla raccolta sul satellite fino al ritorno verso il nostro pianeta.
Lo scopo scientifico è chiaro fin dall’inizio. I frammenti prelevati su Fobos dovrebbero aiutare gli scienziati a chiarire l’origine delle due lune marziane, non soltanto di quella da cui verranno raccolti. Studiare un singolo satellite, in altre parole, potrebbe offrire indizi preziosi anche sulla nascita del suo compagno Deimos, gettando luce su una questione che finora è rimasta aperta.
Se il programma verrà rispettato, il Giappone diventerà il primo Paese capace di portare sulla Terra un pezzo delle lune di Marte. La partenza da Tanegashima rappresenta solo il primo tassello di un percorso che, secondo i piani dell’agenzia spaziale nipponica, dovrebbe concludersi nel 2031 con la consegna dei campioni di Fobos ai ricercatori.
Fonte: TecnoAndroid


