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Il Giappone si prepara a firmare un primato nell’esplorazione spaziale con la missione MMX, che sarà la prima in assoluto a raggiungere le lune di Marte. L’obiettivo non si limita a osservare da vicino questi piccoli corpi celesti, perché il progetto punta a riportare sulla Terra preziosi campioni di roccia prelevati su Phobos. E c’è un dettaglio che rende l’impresa ancora più interessante, visto che insieme al materiale lunare potrebbe arrivare anche un po’ di polvere marziana, raccolta in modo indiretto.
Fino a oggi nessuna sonda è mai stata inviata con l’incarico specifico di esplorare i satelliti del Pianeta rosso. MMX colma quindi un vuoto rimasto aperto per decenni, spostando l’attenzione da Marte, che resta il protagonista assoluto di tante missioni, ai suoi compagni di viaggio più piccoli e molto meno studiati.
Missione MMX Phobos: perché è un obiettivo così prezioso
Al centro della missione giapponese c’è un concetto preciso, quello del ritorno di campioni. Raccogliere frammenti di un altro mondo e portarli fisicamente sulla Terra ha un valore enorme, perché consente di studiarli con strumenti di laboratorio che nessuna sonda potrebbe mai trasportare con sé. Analizzare una roccia a distanza è un conto, averla sul bancone di un laboratorio è tutta un’altra storia.
Nel caso di Phobos questo tipo di approccio assume un significato particolare. Parliamo di una luna che orbita molto vicino al suo pianeta e proprio questa vicinanza la rende un bersaglio speciale. Il materiale prelevato dalla sua superficie racconterà prima di tutto la natura del satellite stesso, ma potrebbe conservare anche tracce di qualcos’altro.
È qui che il progetto MMX si fa davvero intrigante. Le rocce che la sonda riporterà indietro non saranno soltanto un ritratto di Phobos, ma potenzialmente un piccolo archivio in cui si nasconde anche un frammento della storia marziana.
Un pezzo di Marte senza atterrare su Marte
La parte più curiosa della missione riguarda proprio la possibilità di ottenere materiale dal Pianeta rosso senza mai posarsi sul suolo marziano. L’idea è che sulla superficie di Phobos possa essersi depositata della polvere di Marte, finita lì nel corso del tempo. Se così fosse, i campioni raccolti dalla sonda giapponese conterrebbero una piccola quota di materiale marziano, mescolato alle rocce della luna.
Si tratterebbe di un risultato indiretto, certo, ma tutt’altro che trascurabile. Portare sulla Terra frammenti provenienti da Marte è uno dei traguardi più ambiti dell’esplorazione planetaria e la missione MMX potrebbe avvicinarsi a questo obiettivo passando per una strada laterale, quella delle sue lune. Un modo intelligente per ottenere due risultati con un solo viaggio.
Ovviamente il condizionale è d’obbligo. La presenza di polvere marziana nei campioni rappresenta una possibilità e non una certezza, ed è per questo che la raccolta viene descritta come eventuale. Il cuore scientifico dell’impresa resta comunque lo studio delle rocce di Phobos, che da sole basterebbero a giustificare la missione.
Per il Giappone si tratta di una sfida di altissimo profilo. Essere i primi a visitare i satelliti di Marte significa aprire una strada che finora nessuno aveva percorso, con un programma che unisce l’esplorazione diretta di un corpo celeste mai avvicinato in questo modo alla prospettiva di analizzare in laboratorio materiale proveniente da quella regione del Sistema solare. La missione MMX punta proprio a questo, riportare sulla Terra rocce preziose e magari, nascosto tra i granelli, anche un pizzico di Marte.
Fonte: TecnoAndroid


