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Un recente rapporto di Microsoft ricostruisce come alcuni criminali informatici siano riusciti a entrare nei sistemi aziendali sfruttando Microsoft Teams, e lo hanno fatto con un metodo tutt’altro che futuristico. Nessun modello di intelligenza artificiale fuori controllo e nessuna falla nel codice. È bastata la vecchia e collaudata ingegneria sociale, cioè l’arte di convincere una persona a fare esattamente ciò che serve all’attaccante.
Negli ultimi dodici mesi il pubblico si è abituato a vedere nell’intelligenza artificiale il motore principale delle nuove minacce informatiche. Del resto i modelli più avanzati stanno accelerando il ritmo degli attacchi, al punto che nel caso di Mythos di Anthropic si è arrivati a doverne sospendere l’utilizzo. Eppure il documento pubblicato dal colosso del software ricorda che gli hacker in carne e ossa continuano a puntare sull’anello più debole della catena, ovvero chi sta davanti allo schermo.
Finti tecnici dell’help desk e accesso remoto
Lo schema è semplice quanto efficace. Secondo il rapporto, gli autori degli attacchi hanno usato messaggi e chiamate su Teams per spacciarsi per personale IT o dell’help desk, convincendo gli utenti a concedere un accesso remoto interattivo, soprattutto tramite Quick Assist. Entrambi gli episodi descritti sono partiti proprio così, con tentativi di phishing che imitavano il supporto tecnico. La vittima veniva guidata ad aprire lo strumento e a fornire il codice di connessione, consegnando di fatto la propria postazione nelle mani di uno sconosciuto.
Da lì in poi la strada era in discesa. Una volta dentro, i criminali hanno potuto installare software basato sugli ambienti di esecuzione Python, Bun o Java, aprire varchi nelle reti e assegnarsi le credenziali necessarie per muoversi liberamente nei sistemi aziendali. Tutto questo però richiedeva un passaggio iniziale imprescindibile, cioè che un dipendente aprisse la porta. Con ogni probabilità chi ha concesso l’accesso pensava di parlare con colleghi impegnati semplicemente a tenere al sicuro l’ufficio e a far filare tutto liscio.
Le contromisure annunciate da Microsoft
Un portavoce di Microsoft ha spiegato che l’azienda sta introducendo un sistema di rilevamento del phishing basato sull’intelligenza artificiale, capace di sfruttare il contesto della conversazione per individuare truffe e manipolazioni negli scenari più a rischio, in particolare le prime chat con utenti esterni. La novità compare nella tabella di marcia della piattaforma svelata il mese scorso, che prevede anche la possibilità di segnalare inviti sospetti da parte di ospiti e di sfocare i codici QR inviati da mittenti esterni.
Gran parte della responsabilità comunque resta sulle spalle delle imprese e dei loro dipendenti. Il portavoce ha invitato gli utenti a prestare attenzione alle richieste di connessione e ai messaggi provenienti dall’esterno, verificando l’identità del mittente e la natura della richiesta prima di agire. Gli amministratori, dal canto loro, possono bloccare gli utenti esterni su Teams e stabilire quali persone dell’organizzazione siano autorizzate a chattare o fare riunioni con interlocutori al di fuori dell’azienda.
L’hacker umano non è affatto sparito
Yu Cai, direttore associato dell’Institute of Computing and Cybersystems della Michigan Tech, conferma che gli attacchi di questo tipo sono ancora molto diffusi. Secondo l’esperto l’intelligenza artificiale sta cambiando il panorama della sicurezza informatica ma non ha sostituito l’hacker umano, e le truffe guidate da persone restano una minaccia seria anche se i titoli dei giornali sono dedicati quasi tutti agli attacchi automatizzati. Le due categorie poi non sono compartimenti stagni, visto che l’IA può rendere gli inganni più credibili grazie a strumenti come la clonazione della voce o i video deepfake.
A colpire di più Cai è stata la semplicità dell’approccio usato su Teams. Gli attacchi sofisticati, osserva, non devono per forza cominciare come operazioni sofisticate. L’episodio che ha coinvolto Microsoft non è stato causato da vulnerabilità del software, ma dalla fiducia del tutto naturale che i dipendenti ripongono nelle comunicazioni che arrivano attraverso gli strumenti usati ogni singolo giorno.
Fonte: TecnoAndroid


