Il valore più prezioso dell’industria dei videogiochi non sono i server, né le tecnologie all’avanguardia, ma le persone che i giochi li creano davvero. È questa la tesi al centro dell’ultima analisi sui licenziamenti di massa che stanno scuotendo il settore, con Xbox e Microsoft ancora una volta protagoniste di una stagione di tagli che rischia di lasciarle indietro. L’espressione usata dall’analista veterano Joost van Dreunen è netta: queste aziende si ritroveranno presto “a corto di personale e di vedute”.
Il settore è di nuovo sospeso in una sorta di limbo, in attesa che cali la scure. Asha Sharma e il resto della dirigenza di Team Green presentano questi tagli come un “reset” della società, ma il sindacato CWA e i suoi iscritti fanno notare una cosa semplice. Microsoft ha già provato più volte negli ultimi anni a tagliare in massa, e a quanto pare questo presunto reset non sta funzionando affatto. Anzi, ora il colosso di Redmond si appresta a perdere quello che Dreunen definisce la risorsa più importante dell’intera industria: il talento, non la tecnologia.
Microsoft e Xbox: quando i tagli arrivano fino all’osso
Nella sua newsletter SuperJoost Playlist, l’analista collega molti dei problemi attuali del comparto tech alla corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale. A pagarne le conseguenze sono i consumatori, che si trovano davanti a prezzi sempre più alti. Lo abbiamo visto con Xbox Series, PS5, Nintendo Switch 2 e Steam Machine, ma il rincaro della memoria, dovuto ai data center per l’AI che divorano la disponibilità di componenti, ha colpito ogni dispositivo che ha bisogno di memoria per funzionare.
Alcuni grandi produttori di memorie sono persino finiti sotto accusa, con cause legali che li indicano come responsabili di questo stato delle cose. Ma quelle vicende giudiziarie non salveranno i dipendenti che con ogni probabilità perderanno il posto questa settimana. Non aiuteranno Microsoft a trattenere la conoscenza istituzionale che sta per disperdere, e non serviranno a recuperarla in futuro, visto che gli sviluppatori continuano a essere allontanati dal settore proprio a causa della sua instabilità.
Già all’inizio del mese Dreunen aveva commentato la dichiarazione sul reset di Sharma, spiegando senza giri di parole cosa significhi davvero la prossima fase del suo mandato: rendere Xbox più piccola. “Alla fine certi tagli arrivano fino all’osso”, scrive l’analista. Invece di garantire l’infrastruttura e la stabilità organizzativa necessarie per un lavoro creativo a lungo termine, una fedeltà cieca ai cicli finanziari finisce per marginalizzare il talento. Fare videogiochi è difficile, costoso e richiede tempo. Se non si investe nelle persone e nella loro capacità di creare esperienze memorabili, ci si può ancora definire un’azienda di videogiochi?
Gli studi sul tavolo del taglio
Questi licenziamenti rischiano di presentare il conto a Xbox, a PlayStation e a tutte le grandi aziende che hanno preso l’abitudine di tagliare centinaia o migliaia di sviluppatori alla volta. Secondo Dreunen, le ricadute della spinta verso l’AI stanno già accelerando una nuova ondata di innovazione nella distribuzione.
Il punto è semplice. Il free-to-play, l’app store, le piattaforme per i creator, nessuna di queste rivoluzioni è nata dalla tecnologia. Sono arrivate quando i creativi, schiacciati dalla pressione finanziaria, hanno reinventato i loro modelli di business. Questo lascia intendere che le aziende che oggi tagliano talenti finiranno presto per restare indietro, appunto a corto di personale e di vedute.
Al momento Microsoft chiuderebbe “almeno cinque” studi, tutti pieni di sviluppatori premiati e di grande esperienza, alcuni dei quali hanno firmato titoli tra i più iconici degli ultimi decenni. La lista di quelli indicati come a rischio comprende Compulsion Games, Double Fine, Undead Labs, Ninja Theory e Arkane Lyon.