Sognare a occhi aperti è una di quelle cose che capitano a tutti, prima o poi. Una riunione che si trascina troppo a lungo, un viaggio in treno senza niente da fare, e la mente parte per conto suo. Niente di strano, anzi: spesso fa pure bene. Il problema nasce quando questa abitudine smette di essere una pausa piacevole e diventa qualcosa che sfugge di mano, al punto da richiedere l’attenzione di un esperto. Perché la mente, in fondo, ha bisogno di vagare ogni tanto. Lasciar correre i pensieri serve a parecchie cose, alcune più ovvie di altre. C’è chi lo usa per staccare un attimo dalla pressione quotidiana, chi invece ci trova un modo per mettere ordine tra le proprie emozioni.
Quando fantasticare diventa una risorsa
Lo dicono in tanti che studiano la mente: sognare a occhi aperti può rivelarsi un piccolo alleato. Aiuta a gestire lo stress, quello che si accumula durante le giornate più pesanti, e offre una valvola di sfogo quando le cose si fanno complicate. Non solo. Fantasticare stimola la creatività, apre porte a idee nuove, fa venire intuizioni che magari da svegli e concentrati non sarebbero mai arrivate.
E poi c’è la noia, quella sensazione vuota che ogni tanto prende il sopravvento. Anche lì, lasciar viaggiare la mente è una specie di rimedio naturale. Si riempie il tempo, si tiene occupato il cervello, si sopravvive a quei momenti morti che altrimenti sembrerebbero interminabili. Insomma, di per sé non c’è nulla di patologico nel perdersi nei propri pensieri. È un meccanismo umano, antico, persino utile.
Il confine sottile del maladaptive daydreaming
Il discorso cambia, e parecchio, quando questa abitudine prende una piega diversa. Esiste infatti un fenomeno chiamato maladaptive daydreaming, che gli studiosi stanno ancora cercando di capire fino in fondo. In pratica si parla di un sognare a occhi aperti talmente intenso e prolungato da interferire con la vita di tutti i giorni. Qui non si tratta più di una semplice distrazione passeggera. La persona si ritrova immersa in fantasie elaborate, costruite nei minimi dettagli, per ore intere. E spesso fatica a tornare alla realtà, a concentrarsi su quello che dovrebbe fare davvero. Il confine tra il piacere innocuo di fantasticare e qualcosa di più difficile da controllare diventa sottile, quasi impercettibile.