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Una berlina elettrica che umilia due sportive costruite apposta per andare forte: la Lucid Air Sapphire ha chiuso la prova 0 200 0 miglia orarie in 25,7 secondi, lasciando la Corvette ZR1X a oltre sei secondi di distanza. Non è un dettaglio da poco, considerando che si parla di una vettura a quattro porte, pesante, con i sedili posteriori e il bagagliaio, contro una supercar americana nata per il circuito.
Il test arriva da una vecchia conoscenza degli appassionati di numeri, quella prova 0 150 0 miglia orarie (0 241 0 kmh) inaugurata quasi trent’anni fa. Solo che nel frattempo le auto sono diventate così assurdamente veloci che quest’anno si è deciso di alzare l’asticella: 200 miglia orarie, ovvero 322 kmh, e ritorno a zero. Serviva spazio, servivano cavalli, e quattro modelli sembravano avere entrambe le cose.
Quattro pretendenti, una pista da 2,2 miglia
La sede della prova era una taxiway lunga 2,2 miglia. I candidati: Lucid Air Sapphire con 1.234 cavalli (1.251 PS / 920 kW), Chevrolet Corvette ZR1X con 1.250 cavalli (1.267 PS), McLaren 750S con 740 cavalli (750 PS) e Porsche 911 Turbo S con 701 cavalli (711 PS). La Porsche 911 Turbo S è quella che ha alzato bandiera bianca per prima, e per un soffio. Nonostante una velocità massima dichiarata di 322 kmh, il cronometro si è fermato a 199,3 miglia orarie (321 kmh) prima che intervenisse il limitatore. Mancava pochissimo, ma il traguardo delle 200 non è stato tagliato.
Le altre tre invece ce l’hanno fatta, e i risultati sono di quelli che restano impressi. La grossa berlina elettrica ha completato il ciclo completo in 25,7 secondi. Alla Corvette sono serviti 6,1 secondi in più, per un totale di 31,8 secondi. La McLaren 750S ha chiuso in 37,7 secondi. Tradotto: una quattro porte di lusso a batteria ha polverizzato due sportive progettate esclusivamente per le prestazioni.
Poca resistenza aerodinamica, tanti secondi guadagnati
Il segreto della Lucid non è particolarmente misterioso. Potenza enorme e carrozzeria che fende l’aria meglio della media, due fattori che diventano sempre più determinanti man mano che la velocità sale e la resistenza aerodinamica inizia a chiedere quantità di energia fuori scala. La Sapphire ha raggiunto i 322 kmh più di sette secondi prima della Corvette e con oltre tredici secondi di vantaggio sulla McLaren. Un divario che in accelerazione pura vale quanto una vita intera.
In frenata la storia si ribalta, almeno sulla carta. Le due sportive, molto più leggere, hanno smaltito i 322 kmh in modo decisamente più efficace rispetto alla berlina americana, che ha avuto bisogno di quasi un quarto di miglio (402 metri) per fermarsi. Il problema è che il terreno perso in accelerazione era già troppo, e nemmeno una frenata migliore poteva riportarle in partita. La Corvette ZR1X, in particolare, ha registrato distanze di arresto minime, ma il conto finale era già scritto.
Il dato che colpisce di più, forse, riguarda lo spazio complessivo: la Lucid ha completato l’intero esercizio, accelerazione e frenata comprese, in meno di un miglio, cioè meno di 1,6 chilometri. Da 0 a 322 kmh e di nuovo a 0 nello spazio di una strada di periferia.
Il confronto completo comprende anche modelli molto più terreni, dalla Dodge Charger Scat Pack alla BMW M2 CS, fino alla Hyundai Elantra N, tutte misurate con il metro originale dello 0 150 0 miglia orarie. Perché il punto della prova, in fondo, non è solo celebrare le hypercar: è raccontare quanto si sia spostata in alto l’asticella delle prestazioni per l’intero mercato, anche nelle fasce dove nessuno andrà mai a cercare le 200 miglia orarie.










