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Chi ha giocato a Lies of P lo sa bene: quel soulslike sapeva mettere davvero a dura prova la pazienza, tanto che a un certo punto è stato necessario introdurre nuovi livelli di sfida. La ragione dietro l’arrivo delle difficoltà extra è stata finalmente raccontata nel dettaglio in un video documentario, dove il combat director del gioco ha messo sul tavolo tutte le carte. A parlarne è stato Lee Jeonghyeon, il combat director, che ha voluto chiarire una scelta tutt’altro che scontata per un titolo di questo genere. I fan del filone soulslike, in effetti, tendono a considerare la difficoltà elevata come una specie di marchio di fabbrica, quasi un dogma. Eppure qualcosa, a un certo punto, si è mosso in direzione opposta.
Overture e i nuovi livelli di sfida
Come molti ricorderanno, l’aggiornamento che ha accompagnato l’uscita dell’espansione Overture non ha portato soltanto contenuti inediti. Insieme alla nuova avventura sono arrivati anche livelli di difficoltà extra, pensati per chi voleva affrontare il viaggio con un grado di sfida più basso rispetto a quello originale. Una mossa che ha fatto discutere, ma che aveva alle spalle un ragionamento preciso.
Il punto è semplice, almeno nella sua sostanza. Il gioco base, nella sua forma iniziale, risultava a tratti esageratamente difficile. Non una difficoltà stimolante e ben calibrata, ma qualcosa che rischiava di tagliare fuori una fetta di giocatori. E allora la scelta di aggiungere opzioni più accessibili è diventata una risposta concreta a quel problema, senza per questo snaturare l’identità dell’opera.
C’è un aspetto che merita attenzione. Introdurre difficoltà più morbide in un soulslike non è mai una decisione presa alla leggera, perché tocca corde sensibili dentro la community. Da una parte ci sono i puristi, quelli convinti che la sofferenza faccia parte del pacchetto. Dall’altra c’è chi vuole godersi la storia e l’atmosfera senza sbattere la testa contro lo stesso boss per ore. Il team di sviluppo, evidentemente, ha provato a tenere insieme entrambe le anime.
La spiegazione fornita dal combat director aiuta a inquadrare meglio il percorso che ha portato a questa aggiunta. Non si è trattato di un capriccio, ma di una lettura attenta di come il pubblico stava reagendo al livello di sfida proposto. Le nuove difficoltà extra nascono da lì, dall’ascolto di chi trovava certi passaggi davvero proibitivi. Il risultato è un titolo che oggi riesce ad accontentare platee diverse. Chi cerca la sfida più dura la trova ancora tutta intera, mentre chi preferisce un’esperienza più rilassata ha finalmente una via d’uscita. Una flessibilità che, per un gioco costruito sulla difficoltà come Lies of P, rappresenta un cambiamento tutt’altro che banale.











