Mentre Washington stringe la morsa sui chip e prova a rallentare la corsa cinese all’intelligenza artificiale, da Pechino arriva una risposta che fa parecchio rumore. Due annunci ravvicinati, nel giro di pochi giorni, con protagonisti Kimi K3 e Qwen3.8. A firmarli sono Moonshot AI e Alibaba, che parlano di sistemi capaci di reggere il confronto con il meglio di OpenAI e Anthropic. La differenza sostanziale sta in una scelta precisa, ovvero il rilascio in open source.
Chi ha seguito la vicenda DeepSeek dello scorso anno riconoscerà subito lo schema. Allora fu un modello cinese a basso costo a scuotere l’intero settore, e adesso ci risiamo. Le domande che restano sul tavolo sono più o meno le stesse. Quanto è davvero solido il vantaggio americano? E i miliardi buttati in chip e data center garantiscono una supremazia che dura nel tempo? Non è affatto scontato.
Cosa sono Kimi K3 e Qwen3.8
Partiamo dai numeri concreti. Moonshot AI, azienda con base a Pechino, ha presentato Kimi K3 definendolo il più grande sistema AI open source al mondo, con 2,8 mila miliardi di parametri. I parametri, per capirci, sono una misura di quanto è complesso un modello durante l’addestramento. Più ce ne sono, più il modello è potenzialmente capace, anche se da soli non bastano a garantire la qualità.
Nei benchmark interni dell’azienda, Kimi K3 si piazza sopra quasi tutti i rivali americani, con due sole eccezioni, ovvero GPT-5.6 Sol di OpenAI e Claude Fable 5 di Anthropic. Su alcune prove specifiche, però, riesce a superare anche questi due.
Subito dopo è arrivata Alibaba con un’anteprima di Qwen3.8, un modello da 2,4 mila miliardi di parametri che il colosso cinese descrive come uno dei più potenti oggi disponibili, secondo solo a Fable 5. Alibaba ha aggiunto che il modello è in continua evoluzione e che i pesi, cioè i valori numerici appresi durante l’addestramento, saranno presto resi pubblici.
Un dettaglio non da poco. Né OpenAI né Anthropic dichiarano il numero di parametri dei loro modelli di punta. Questo significa che i confronti, per ora, poggiano solo sui benchmark diffusi dagli stessi produttori cinesi, non su test indipendenti. Kimi K3 rilascerà i pesi completi il 27 luglio, mentre per Qwen3.8 non c’è ancora una data precisa. Fino ad allora, misurare davvero quanto valgono questi modelli resta complicato.
La vera mossa è strategica
La partita più interessante non si gioca sul piano tecnico ma su quello strategico. Entrambe le aziende hanno deciso di rendere i modelli liberamente scaricabili, modificabili e riutilizzabili da chiunque. Negli Stati Uniti l’unica ad aver imboccato una strada simile è Meta con la serie Llama. OpenAI e Anthropic, al contrario, tengono i loro sistemi più avanzati rigorosamente chiusi.
Il contrasto è ancora più netto se si pensa che Washington sta provando a limitare l’accesso cinese ai chip avanzati, arrivando persino a costringere Anthropic a ritirare dal mercato il suo modello più capace per evitare che finisse in mani straniere. Il paradosso salta all’occhio, perché gli Stati Uniti chiudono e la Cina apre. E un modello open source che gira libero sui server di mezzo mondo è molto più difficile da fermare con un decreto rispetto a un’API proprietaria.
Difficile pensare che questi annunci, da soli, ribaltino gli equilibri di potere nell’AI. Ma, esattamente come accaduto con DeepSeek, il messaggio che arriva è chiaro. Il vantaggio americano è più sottile di quanto sembri, e la Cina dimostra di sapersi avvicinare alla frontiera con risorse ben più limitate. Se i test indipendenti confermeranno le prestazioni dichiarate, sarà l’ennesima prova che nella corsa all’intelligenza artificiale il vincitore non è affatto deciso in partenza.