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Intelligenza artificiale traina il tech: 1,4 trilioni nel 2026

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L’intelligenza artificiale è diventata la vera leva che spinge le persone a comprare tecnologia, e i numeri lo confermano con una certa nettezza: nel 2026 le vendite mondiali di dispositivi tech dovrebbero toccare quota 1,4 trilioni di dollari, circa 1,2 trilioni di euro, con una crescita del 5,1% rispetto all’anno precedente. Il dato arriva dalla società di analisi Niq, che ha diffuso le sue stime proprio alla vigilia dell’apertura di Ifa 2026, la fiera di Berlino che resta uno degli appuntamenti più importanti al mondo per capire dove sta andando l’elettronica di consumo. La kermesse tedesca apre ufficialmente domani e andrà avanti fino all’8 settembre.

Il ragionamento degli analisti è abbastanza lineare. Quando un prodotto integra funzioni intelligenti, il consumatore percepisce un valore aggiunto e si convince più facilmente a mettere mano al portafoglio. “L’IA a bordo degli oggetti fa percepire un valore aggiunto”, scrive Niq sul proprio blog, aggiungendo che il settore sarà sempre più guidato da prodotti con funzionalità avanzate e interconnesse. Tradotto: non basta più che un elettrodomestico funzioni bene, deve anche parlare con gli altri e anticipare qualche esigenza.

Cresce il mercato, ma il portafoglio resta chiuso più a lungo

C’è però un contrappeso interessante dentro la ricerca. Nonostante la crescita prevista, gli acquirenti si muovono con prudenza: il 56% delle persone dichiara di preferire il rinvio dell’acquisto di nuovi dispositivi, un po’ per i costi ritenuti troppo alti, un po’ per l’abitudine ormai consolidata di aspettare i periodi di sconto. Una dinamica che chiunque abbia messo un prodotto nel carrello online per poi lasciarlo lì fino al primo ribasso riconosce senza fatica.

Cambiano anche le priorità. Le nuove priorità di acquisto si concentrano sulla resistenza del prodotto, sulla qualità generale e sull’affidabilità del marchio. Non conta solo la scheda tecnica o l’ultima funzione presentata sul palco, conta quanto dura l’oggetto e quanto ci si può fidare di chi lo produce. È un cambio di mentalità che pesa parecchio sulle strategie dei costruttori, chiamati a giustificare prezzi in salita con qualcosa di più solido di una lista di feature.

I comparti che continuano a registrare i risultati migliori sono i computer dotati di intelligenza artificiale, gli smartphone di fascia alta, i grandi televisori e, soprattutto, gli elettrodomestici avanzati. Proprio quest’ultima categoria è quella che sta correndo di più, spinta dall’idea che la casa possa gestirsi da sola almeno in parte.

A Berlino la casa intelligente prende la scena

Non a caso, a Ifa 2026 gli occhi sono puntati sull’integrazione tra intelligenza artificiale e apparati domestici. Tra le anticipazioni riservate alla stampa, Lg ha mostrato ThinQ Claw, un chatbot che risponde direttamente agli sms inviati e automatizza le operazioni sui dispositivi supportati attraverso comandi semplici, scritti come si scriverebbe a un amico. Un esempio: basta mandare un messaggio con scritto “vado a letto” e il sistema provvede a spegnere luci e televisore.

L’approccio è significativo perché sposta l’asticella dal comando vocale tradizionale a qualcosa di ancora più immediato, sfruttando un canale che tutti usano quotidianamente senza doverci pensare. È la direzione che il mercato sembra aver imboccato con decisione: meno app da imparare, più automazione che lavora dietro le quinte. I saloni di Berlino, in questi giorni, sono il posto giusto per capire quanto di tutto questo sia già pronto per entrare nelle case e quanto invece resti ancora un’anticipazione di laboratorio. La fiera di Berlino chiuderà i battenti l’8 settembre.

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