A tenere banco è il rapporto tra Intel ed Elon Musk, raccontato direttamente dal numero uno dell’azienda, Lip-Bu Tan, che ha parlato apertamente del progetto Terafab e di una possibile carenza nella catena di fornitura dei chip. Tan ha condiviso le sue impressioni durante un podcast dedicato a intelligenza artificiale, machine learning e startup, dove non ha lesinato elogi all’imprenditore e ha messo in guardia sulla carenza di memoria che sta scuotendo il settore dei semiconduttori.
Piano Terafab: cosa pensa il numero uno di Intel del modo di lavorare di Musk
Il discorso è partito proprio da Terafab, il progetto con cui Musk punta a soddisfare la domanda di chip per le sue auto, per la robotica e per i piani relativi ai data center nello spazio. Secondo lo stesso Musk, Intel produrrà i chip per questa iniziativa attraverso la tecnologia di produzione 14A.
Quando gli è stato chiesto cosa significhi lavorare al fianco di Musk, Tan ha raccontato di condividere con lui la stessa convinzione, ovvero che la crescita dell’intelligenza artificiale stia correndo più veloce della capacità produttiva dei semiconduttori. Musk, ha detto, è uno dei migliori imprenditori del secolo, se non il migliore in assoluto. Entrambi sono d’accordo sul fatto che l’infrastruttura dei semiconduttori non riesca a stare al passo con la crescita dell’AI, e per recuperare servono capacità produttiva, produttività ed efficienza. Qualcosa che oggi, a loro avviso, manca.
Tan ha poi spostato il discorso sulla personalità di Musk, descrivendolo come iconico e fuori dagli schemi. Il fondatore di Tesla e SpaceX ha l’abitudine di sezionare ogni processo, di mettere in discussione ogni passaggio e ogni metodo tradizionale. Un approccio che Tan ha definito rinfrescante, perché ama confrontarsi con chi la pensa diversamente per trovare insieme la strada migliore. Musk, del resto, ha una visione chiara, con i suoi robot e le sue auto che richiederanno una quantità enorme di semiconduttori.
La carenza di memoria e gli altri colli di bottiglia
Quella di Tan arriva poco dopo un’altra apparizione, in cui aveva raccontato di essere stato quasi sul punto di non accettare la guida di Intel. A fargli cambiare idea sarebbe stata la moglie, e nel mezzo c’è anche un dettaglio curioso. La CEO di AMD, la dottoressa Lisa Su, accreditata per aver risollevato le sorti dell’azienda e averla resa competitiva proprio contro Intel, gli aveva chiesto consiglio prima di entrare nella sua azienda.
Tornando ai semiconduttori, Tan ha parlato di quanto l’intelligenza artificiale stia stravolgendo il mondo del business e la sua stessa industria. Un esempio concreto arriva da TSMC, che utilizza i prodotti AI di NVIDIA all’interno delle proprie operazioni di produzione. L’impatto, secondo lui, sarà più grande di quello avuto da internet. L’AI aiuta a fare le cose in modo più efficiente, sgravando da compiti ripetitivi grazie agli agenti, e può incidere anche sulla progettazione dei chip, sui tempi e sui costi.
Poi è arrivato il passaggio sui colli di bottiglia. Il primo, ben noto, riguarda i vincoli energetici, perché alcuni Paesi semplicemente non hanno potenza a sufficienza. Il secondo è meno scontato e riguarda l’elio, usato in diverse fasi della fabbricazione dei semiconduttori, dalla deposizione di vapore al raffreddamento durante l’incisione. Il terzo, il più pesante in questo momento, è la memoria. Tutti la cercano in modo affannoso, e anche dedicando una fabbrica all’aumento di capacità servono comunque un paio di anni per arrivare a regime. Lo stesso vale per CPU e GPU, tutte sotto forte richiesta. E quando aumentano i costi, ha spiegato Tan, quei costi finiscono per essere trasferiti sul cliente, facendo salire i prezzi.