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Instagram, Mosseri avverte: crescerà la rabbia verso l’AI

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Adam Mosseri, responsabile di Instagram, guarda con una certa apprensione al rapporto tra il pubblico e l’intelligenza artificiale. Ospite del podcast Colin and Samir, il numero uno della piattaforma ha previsto che nei prossimi anni frustrazione e rabbia verso queste tecnologie sono destinate ad aumentare. Una previsione che pesa parecchio, perché arriva da chi guida uno dei social più frequentati e osserva ogni giorno il modo in cui le persone creano, pubblicano e consumano contenuti.

Negli ultimi tempi praticamente tutti i grandi nomi del settore tech hanno detto la loro sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Le aziende direttamente impegnate nello sviluppo di questi strumenti tendono però a parlarne in termini molto ampi, mettendo sul tavolo rischi e opportunità in modo piuttosto generale. Il punto di vista di chi si occupa del lato social della faccenda ha un sapore diverso, più concreto, perché è proprio lì che gli effetti diventano visibili a chiunque mentre scorre il proprio feed.

Perché i social sono il terreno più delicato

Su piattaforme come Instagram l’AI generativa è ormai protagonista assoluta. Si tratta della tecnologia in grado di produrre immagini, filmati e testi partendo da poche indicazioni, ed è quella che sta cambiando più in profondità il modo in cui vengono realizzati video, fotografie e contenuti digitali. Una trasformazione che tocca da vicino sia chi pubblica sia chi guarda, e che sui social si manifesta in modo più evidente che altrove, visto che la produzione di contenuti è il cuore stesso di questi servizi.

Il punto è che non tutti accolgono questa rivoluzione a braccia aperte. Anzi, il fronte degli scettici si sta allargando. Cresce la preoccupazione di chi vede negli algoritmi una minaccia più che un aiuto, e i motivi di questo malcontento non sono affatto marginali. Riguardano il lavoro, la tutela delle proprie opere e perfino la possibilità di fidarsi di ciò che compare sullo schermo.

Le paure che alimentano il malcontento

Il primo timore è quello più immediato, ovvero la perdita del lavoro. Chi vive di creatività vede comparire strumenti capaci di generare in pochi istanti materiale che prima richiedeva competenze, tempo e professionalità, e questo inevitabilmente genera ansia. Il secondo nodo riguarda le creazioni personali, perché in molti temono di vedere i propri contenuti utilizzati senza alcuna autorizzazione, una questione che tocca da vicino fotografi, videomaker e artisti di ogni genere.

C’è poi un terzo aspetto, forse il più sottile ma non meno rilevante. Parecchi utenti temono di ritrovarsi circondati da contenuti artificiali sempre più difficili da distinguere da quelli autentici. Quando il confine tra reale e sintetico si assottiglia così tanto, diventa complicato capire cosa sia stato davvero fotografato o filmato e cosa invece sia uscito da un software. Un problema che riguarda direttamente l’esperienza quotidiana di chi frequenta i social e che contribuisce a rendere il clima generale meno sereno.

Proprio su questo scenario si inseriscono le parole di Mosseri. Secondo il capo di Instagram la situazione è destinata a peggiorare, almeno sul piano del sentimento collettivo. Durante la conversazione con Colin and Samir ha infatti previsto che nei prossimi anni la frustrazione e la rabbia nei confronti dell’intelligenza artificiale aumenteranno ulteriormente.

Fonte: TecnoAndroid

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