Il censimento dell’India è ufficialmente partito, e si tratta di un’impresa che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Contare e catalogare 1,4 miliardi di persone, più del triplo della popolazione dell’intera Unione Europea, è qualcosa che richiede risorse enormi, una logistica da far girare la testa e un esercito di oltre tre milioni di tecnici sul campo. La missione coinvolgerà circa 640.000 villaggi, oltre 9.700 città e 36 tra stati e territori. Una cosa è dire “facciamo il censimento”, un’altra è farlo davvero in un Paese così vasto e complesso.
L’India non è un Paese qualunque. Nel 2023 il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione ha stimato che avesse superato la Cina come nazione più popolosa del pianeta, con una cifra che andava ben oltre 1,4 miliardi di abitanti. Ora il governo di Nuova Delhi vuole andare oltre i numeri grezzi e capire nel dettaglio come si distribuisce questa popolazione immensa. Per farlo, ha messo in piedi quello che diversi analisti considerano il censimento più ambizioso mai tentato. Il costo stimato dell’operazione si aggira intorno a 1,1 miliardi di euro, e la stragrande maggioranza dei tecnici impiegati saranno funzionari pubblici e insegnanti.
Il censimento dell’India: due fasi, un’app e oltre 30 domande a testa
Il piano prevede una divisione del lavoro in due fasi distinte. La prima è partita ad aprile 2026 e andrà avanti fino a settembre: in questi sei mesi i tecnici dovranno mettere insieme un elenco completo di abitazioni e abitanti, registrando le dimensioni e le caratteristiche delle case, oltre a verificare l’accesso a servizi come internet o le reti fognarie. La seconda fase inizierà nel 2027 e si concentrerà sulle singole persone. Sarà in quel momento che i censori raccoglieranno dati individuali su nomi, sesso, età, stato civile, livello di istruzione, reddito, religione, eventuali migrazioni e presenza di disabilità.
Una novità importante riguarda gli strumenti a disposizione. I funzionari potranno contare su un’applicazione dedicata che sostituirà i moduli cartacei. E non solo: anche i cittadini stessi potranno usarla per inserire direttamente i propri dati. I censori dovranno poi limitarsi a verificarli. Nella sola prima fase, ogni persona coinvolta dovrà rispondere a più di 30 domande.
Perché il censimento dell’India è così cruciale
Questa non è la prima volta che l’India affronta un’operazione del genere. Il Paese aggiorna i propri registri ogni 10 anni dal 1881, quando era ancora sotto il dominio britannico. Nel corso del tempo il questionario si è evoluto, aggiungendo o togliendo voci a seconda delle priorità del momento. Nel 1901, ad esempio, venne introdotta una sezione sulla conoscenza dell’inglese tra la popolazione.
La tradizione si è però interrotta nel 2021, quando la pandemia di COVID ha impedito di aggiornare i dati del 2011. Da allora il censimento è stato rimandato più volte per ragioni diverse, fino ad arrivare ad aprile 2026. E anche adesso che la raccolta dati è iniziata, i risultati definitivi non saranno resi pubblici prima del prossimo anno.
Il motivo per cui Nuova Delhi è disposta a mobilitare risorse così enormi è semplice: il governo ha bisogno di una fotografia aggiornata del Paese per poter progettare politiche pubbliche, servizi e programmi mirati, che si tratti di occupazione o sviluppo rurale. Al momento l’immagine più dettagliata disponibile risale a 15 anni fa, costringendo le autorità a lavorare con stime e campionamenti parziali.
Come ha spiegato Ashwini Deshpande dell’Università Ashoka, il censimento dell’India non aggiornerà soltanto la mappa demografica. Servirà anche a ridefinire la rappresentanza parlamentare dei singoli territori e a offrire un quadro aggiornato del sistema delle caste, uno degli aspetti più discussi e politicamente sensibili dell’intera operazione.