Monkey Island
Ron Gilbert, nome leggendario nella storia dei videogiochi e padre di Monkey Island, ha rivelato di aver cancellato il suo nuovo progetto indipendente: un RPG 2D in pixel art che univa elementi di Zelda, Diablo e Thimbleweed Park. Un gioco dal gusto retrò, con un grande mondo aperto popolato da città, botteghe e missioni secondarie, pensato come un ritorno alle origini dell’avventura videoludica classica. Ma l’idea si è scontrata con un ostacolo che, a detta di Gilbert, oggi è insormontabile: l’industria stessa.
“Non c’è spazio per chi non promette miliardi”
In un’intervista concessa ad Ars Technica, Gilbert ha parlato con amarezza di un mercato che definisce “malato di calcolo”. L’autore ha spiegato che lo sviluppo del gioco si è interrotto per mancanza di finanziamenti, ma che il problema non è stato soltanto economico: “Oggi le decisioni creative vengono prese in base a fogli Excel e modelli predittivi. Tutto è analizzato, ottimizzato, sterilizzato. Non c’è più spazio per l’imprevedibilità.”
Lo sviluppatore ha raccontato di aver ricevuto offerte dai publisher, ma di averle rifiutate perché considerate “orribili”: troppo basse per coprire i costi di un open world, anche se in 2D, e prive di qualunque fiducia artistica. “Un gioco in pixel art,” ha detto Gilbert, “è percepito come un prodotto di nicchia, un rischio che i grandi editori non vogliono più correre. Preferiscono investire su sequel e franchise già noti, che garantiscono ritorni milionari.”
Il crowdfunding non è più la salvezza
A distanza di anni dal successo di Thimbleweed Park, realizzato proprio grazie a Kickstarter, Gilbert ha ammesso che il crowdfunding non è più una soluzione valida per i progetti indipendenti. “Era una piattaforma che permetteva ai creativi di bypassare le logiche delle major,” spiega, “ma oggi il sistema è saturo, la fiducia del pubblico è scemata e i costi di produzione sono diventati troppo alti persino per una raccolta fondi.”
Il risultato è un panorama dove l’autonomia creativa sembra un lusso. Gli studi piccoli o medi, stretti tra la pressione economica e l’algoritmo del marketing, finiscono spesso per abbandonare progetti originali a favore di formule più “redditizie”.
Un frammento sopravvive in Death by Scrolling
Non tutto il lavoro fatto è andato perduto. Parte delle grafiche e delle animazioni realizzate per l’RPG cancellato sono state riciclate in Death by Scrolling, il nuovo roguelike a scorrimento verticale firmato dallo stesso Gilbert. Nel trailer, spiega, “si può ancora riconoscere l’anima visiva di quel progetto interrotto: piccoli dettagli, palette di colori e atmosfere che vengono da lì.”