Negli Stati Uniti la maggior parte delle persone continua a guardare con diffidenza all’intelligenza artificiale, eppure c’è un gruppo di famiglie benestanti, molte legate alla Silicon Valley, che sta sborsando decine di migliaia di dollari per affidare l’educazione dei propri figli a tutor basati su AI al posto di insegnanti in carne e ossa. Un fenomeno che, tra le pieghe del dibattito sull’automazione, sta prendendo forma nelle cosiddette scuole AI.
Come funzionano le scuole gestite dall’intelligenza artificiale
Realtà come Forge Prep e Alpha School propongono un modello che ruota attorno a tutor digitali e a laboratori interattivi costruiti sui progetti. Le rette possono arrivare fino a EUR 65.703 l’anno, che al cambio attuale corrispondono a circa 69.000 euro. È un esperimento educativo su vasta scala, ma con un rischio evidente. Sbagliare qui vuol dire compromettere la formazione di un essere umano ancora in crescita.
In alcune sedi, Alpha School segue gli studenti dall’asilo fino alla scuola superiore. Non parliamo quindi di un semplice aiuto per lo studio, ma di anni interi affidati a sistemi di intelligenza artificiale che, per come sono progettati, tendono spesso ad assecondare chi hanno davanti più che a metterne in discussione le convinzioni. Un approccio che stride con uno degli scopi centrali della scuola, cioè far crescere spirito critico e capacità di confronto.
La cofondatrice di Alpha School, MacKenzie Price, ha spiegato di voler tenere fuori dalle aule le questioni sociali più spinose. Nel clima politico di oggi questo potrebbe tradursi nel silenzio su diritti delle donne, storia della schiavitù, passato migratorio degli Stati Uniti. Alla scuola dell’infanzia magari sembra un dettaglio trascurabile. Alle superiori, dove Alpha School arriva, la faccenda cambia parecchio. C’è poi il nodo dei risultati. Forge non condivide dati sulle prestazioni degli studenti e non esiste alcuna prova che queste scuole migliorino gli esiti rispetto agli istituti tradizionali. Chi paga EUR 65.703 l’anno lo fa fidandosi di una promessa, non di numeri concreti.
L’AI può insegnare, ma sostituire un insegnante è un altro discorso
L’idea che la scuola serva ancora a ripetere nozioni a memoria appartiene ormai a un’altra stagione. Da anni l’obiettivo è coltivare analisi, ragionamento critico e capacità di risolvere problemi, non la semplice memorizzazione. Eppure c’è chi spende EUR 65.703 l’anno convinto che i tutor AI possano rivoluzionare un modello che, proprio su questi aspetti, è già cambiato da tempo.
La differenza sta tutta qui. Nelle scuole con insegnanti umani, un adulto nota un bambino in difficoltà e interviene, con uno sguardo, una parola, un cambio di ritmo. L’AI, al contrario, dispone di un prompt e di un modello statistico che descrive ciò che un bambino dovrebbe sapere a una certa età. Tra le due possibilità, il bambino sa benissimo quale preferisce. Il genitore della Silicon Valley, forse, un po’ meno.