Nel mondo dei call center qualcosa si è rotto, e i sindacati hanno deciso di alzare la voce con quindici giorni di scioperi contro gli esuberi legati all’intelligenza artificiale. La partita si gioca su un fronte delicato, quello di un settore che impiega decine di migliaia di persone e che ora rischia di ritrovarsi svuotato da automazione e algoritmi introdotti senza troppe spiegazioni. Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil parlano apertamente di emergenza occupazionale, e la mobilitazione partirà dal 13 luglio fino al 27 luglio 2026.
Il comparto dei call center, insieme al Customer Relationship Management (CRM) e al Business Process Outsourcing (BPO), sta vivendo una trasformazione profonda. Il problema, secondo i sindacati, è che questa trasformazione procede senza regole. Chatbot, assistenti virtuali e sistemi di gestione automatizzata delle richieste dei clienti stanno prendendo il posto di lavorazioni che fino a poco tempo fa richiedevano una persona in carne e ossa. Il tutto, spesso, senza un confronto preventivo con le rappresentanze sindacali, senza piani di riconversione e senza garanzie per chi rischia di rimanere fuori.
Le richieste dei sindacati al Governo
Le Segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil denunciano da tempo questa deriva e chiedono un intervento immediato e strutturale. Sul tavolo c’è una lista di richieste piuttosto precisa. Prima di tutto l’apertura di un tavolo di confronto permanente tra Governo, aziende del settore e parti sociali, per governare l’impatto dell’AI sull’occupazione nel comparto CRM e BPO. Poi l’introduzione di un obbligo di informativa preventiva ogni volta che un’azienda intende adottare sistemi di automazione con effetti su organici e mansioni.
Non solo. I sindacati chiedono misure che leghino l’arrivo delle tecnologie di intelligenza artificiale alla predisposizione di piani di formazione, riqualificazione e ricollocazione del personale. E ancora, il rafforzamento degli ammortizzatori sociali specifici per il settore, pensati per tutelare i lavoratori coinvolti nelle ristrutturazioni legate alla digitalizzazione. C’è infine una proposta che potrebbe far discutere, quella di un contributo sociale a carico delle committenze che, tagliando personale a favore dell’automazione, generano comunque ricavi e profitti.
Lo sciopero e il nodo occupazionale
Il punto ribadito dalle Segreterie è chiaro. L’innovazione non si può fermare, e nessuno pretende di farlo. Quello che non viene accettato è che il progresso tecnologico, senza controllo e senza una regia, diventi il pretesto per tagli occupazionali indiscriminati. Davanti a quello che i sindacati definiscono il silenzio del Governo, la risposta arriva sotto forma di mobilitazione.
Da qui la scelta di indire iniziative di sciopero e proteste in tutta Italia, dal 13 luglio al 27 luglio 2026, per sostenere le rivendicazioni di un intero comparto. La richiesta rivolta all’esecutivo è di intervenire in fretta, con regole chiare che mettano al centro la tutela del lavoro e la dignità delle persone. Il messaggio finale delle organizzazioni sindacali è netto: l’intelligenza artificiale deve restare uno strumento al servizio dei lavoratori, non un mezzo per sostituirli senza alcuna rete di protezione.