Il motivo per cui certi cibi risultano insopportabili potrebbe essere scritto nel DNA. Capita a tutti di trovare qualcuno che storce il naso davanti a un piatto di broccoli, mentre un altro li divora senza problemi. Per alcune persone quel sapore è semplicemente amaro, talmente intenso da diventare quasi impossibile da mandare giù. E la scienza, da tempo, sta cercando di capire perché succede.
Non parliamo solo di broccoli. Lo stesso copione si ripete con il coriandolo, i cavoletti di Bruxelles, il caffè, i formaggi più intensi. Tutti alimenti che dividono nettamente, senza vie di mezzo. C’è chi li adora e chi non riesce nemmeno ad avvicinarsi al piatto. In tanti casi, dietro a quel rifiuto immediato, ci sarebbe proprio una questione genetica. Una predisposizione che ognuno si porta dietro fin dalla nascita, e che spiega come mai lo stesso boccone possa risultare delizioso per uno e tremendo per un altro.
La genetica conta, ma il palato si può educare
La buona notizia è che la genetica non scrive una sentenza definitiva. Il fatto che il corredo genetico influenzi il modo in cui percepiamo i sapori non significa che certe avversioni siano scolpite nella pietra per sempre. La ricerca scientifica sta infatti studiando nuovi modi per “rieducare” il palato, lavorando su come il cervello e le papille gustative reagiscono nel tempo agli alimenti più ostici.
In altre parole, ciò che oggi viene percepito come un sapore terribile potrebbe diventare, con il giusto approccio, qualcosa di tollerabile o addirittura gradevole. È un’idea che ribalta un po’ la convinzione diffusa secondo cui i gusti sono fissi e immutabili. Quel che la scienza mette sul tavolo è invece una prospettiva più flessibile, dove la biologia di partenza incontra l’esperienza, l’abitudine e l’esposizione ripetuta a determinati cibi.
Resta il fatto che il gusto rimane uno degli aspetti più personali e soggettivi che ci siano. Due persone possono assaggiare lo stesso alimento e vivere due esperienze completamente diverse, una piacevole e l’altra quasi insopportabile. E questa differenza, almeno in parte, affonda le radici proprio nel codice genetico che ognuno porta con sé.