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Guida autonoma, nuovo Codice della strada impone l’uomo a bordo

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Il nuovo Codice della strada, già approvato dal Consiglio dei ministri, affronta per la prima volta il tema della guida autonoma. Chi lavora nel settore però non ha accolto la novità con entusiasmo. Le regole sono scritte in modo tale che questa tecnologia, nei fatti, non possa funzionare davvero. Il rischio concreto è che lo sviluppo dei veicoli senza conducente si blocchi in Italia ancora prima di cominciare.

Il punto più delicato è l’articolo 87. La norma prevede che un’auto possa essere gestita a distanza ma rimanda tutta la disciplina a un decreto che ancora non esiste. Nell’attesa ogni veicolo autonomo dovrà avere una persona a bordo. Praticamente si parla di una macchina capace di muoversi da sola che però obbliga comunque qualcuno a sedersi al suo interno, il che svuota l’idea stessa di autonomia.

I limiti al controllo da remoto e ai test su strada

C’è poi un altro aspetto che preoccupa gli operatori. Il testo equipara chi esercita il controllo da remoto a un normale conducente. Tradotto in termini pratici, un operatore non potrebbe seguire più mezzi contemporaneamente. Per chi gestisce una flotta si tratta di un vincolo pesantissimo, perché l’intero modello economico di questi servizi si regge proprio sulla possibilità di sorvegliare diversi veicoli insieme.

Anche le sperimentazioni su strada finiscono dentro una rete di paletti. I test vengono ammessi soltanto se non servono a ottenere l’omologazione o a portare un servizio sul mercato. Il problema è che un regolamento europeo richiede esattamente quelle prove per approvare i sistemi di guida automatizzata. Così la norma italiana finisce per escludere proprio le verifiche che l’Europa considera indispensabili.

Tra le realtà che rischiano di pagare il prezzo più alto c’è Niulinx, startup nata dal Politecnico di Milano. Il progetto ruota attorno a un servizio piuttosto originale. L’auto raggiunge da sola il cliente viaggiando al massimo a 30 km/h, a quel punto la guida passa alla persona e alla fine del tragitto il veicolo riparte per conto suo. Nessun bisogno di cercare parcheggio. L’idea è pensata per paesi, periferie, anziani e persone con disabilità, cioè per quei contesti dove il trasporto pubblico fatica ad arrivare.

L’azienda punta a conquistare l’omologazione europea di livello 4 entro il 2028. Con le norme attuali però sarebbe costretta a lavorare in Germania, Francia, Slovacchia o Croazia, Paesi che hanno già adeguato le proprie regole. Il fondatore teme che si ripeta lo stesso errore commesso con l’auto elettrica, ovvero restare indietro mentre altri raccolgono miliardi. “Il testo non funziona e con queste regole offrire sul mercato un qualsiasi servizio sarà impossibile”, ha dichiarato l’amministratore delegato Luca Foresti.

Le proposte di Motus E e i tempi per cambiare il testo

L’associazione Motus E aveva già chiesto di rivedere la bozza durante la consultazione con il ministero dei Trasporti. La proposta è sostituire l’obbligo di presenza a bordo con un controllore remoto in grado di intervenire immediatamente, dotato di poteri ben definiti e con tempi di reazione paragonabili a quelli di un conducente. Chi gestisce la flotta dovrebbe inoltre presentare un piano di sicurezza completo.

L’associazione chiede anche che i dettagli tecnici vengano affidati a un decreto ministeriale, strumento molto più semplice da aggiornare rispetto a una legge. Tra le richieste compaiono poi una segnaletica più curata e cartelli chiari per indicare le colonnine di ricarica. Il percorso del provvedimento non è ancora concluso. Il testo passa ora alle commissioni parlamentari e poi torna al Consiglio dei ministri, che dovrà dare il via libera definitivo entro il 13 marzo. Restano dunque alcuni mesi per correggerlo, anche se i pareri delle commissioni non sono vincolanti. “L’auspicio è che nel dibattito parlamentare il testo possa essere modificato perché l’esperienza insegna che una volta varato un codice, le modifiche successive sono quanto mai complicate da effettuare”, ha spiegato Foresti. Che poi ha aggiunto: “L’altro ostacolo è sul presente, sulle sperimentazioni più avanzate, che con le regole in approvazione in Italia non si potranno realizzare”.

Fonte: TecnoAndroid

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