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La caccia ai leaker di GTA VI si è allargata parecchio nelle ultime ore, perché Take-Two Interactive ha deciso di bussare anche alla porta di due colossi come Google e X Corp. Dopo le richieste già indirizzate a Microsoft e Discord, la casa che pubblica la serie ha depositato in tribunale nuove istanze per risalire a chi ha diffuso materiale riservato sul gioco più atteso degli ultimi anni. Un dettaglio va chiarito subito, perché fa la differenza: non si tratta di denunce, in nessuno dei quattro casi.
Sono richieste formali presentate ai sensi del DMCA, la normativa statunitense sul diritto d’autore, uno strumento che consente ai titolari dei diritti di ottenere dai fornitori di servizi le informazioni relative agli account coinvolti nella circolazione di contenuti illeciti. In pratica Take-Two sta cercando nomi, indirizzi, tracce digitali. Il passaggio successivo, eventuale, arriverà solo dopo.
Cosa chiede Take-Two ai social network
La richiesta rivolta a X punta il dito su tre account in particolare: @cyberleekario, @cyberleekario e @MrCyberLeek. Per ognuno di questi profili l’azienda vuole l’ID dell’account, l’indirizzo email usato in fase di registrazione, i registri degli accessi IP, i numeri di telefono, gli account collegati e gli identificativi dei dispositivi associati. Il periodo coperto dalla richiesta parte dal primo giugno e arriva fino a oggi, quindi diversi mesi di attività. Tutti e tre i profili, al momento, risultano sospesi.
Il nome scelto non è casuale e dice molto sul contesto. Cyberleek è l’handle diventato il riferimento assoluto per chi segue le anticipazioni sul gioco, quello che ha pubblicato praticamente tutto il materiale emerso nelle ultime settimane. Un’etichetta ormai riconoscibile, tanto che chiunque volesse cavalcare l’onda avrebbe avuto tutto l’interesse a usarla.
Il sospetto degli account fasulli
Ed è proprio qui che la vicenda si complica. È molto probabile, infatti, che i profili indicati nelle istanze di Take-Two non siano affatto quelli giusti. La community di GTA li aveva segnalati come falsi già prima che partisse la richiesta formale, con una certa insistenza. Ma il segnale più chiaro è arrivato direttamente dalla fonte delle fughe di notizie: nei video pubblicati successivamente, Cyberleek ha inserito un watermark con la scritta “CYBERLEEK DOES NOT HAVE TWITTER”. Difficile essere più espliciti di così.
Nei documenti depositati, per altro, Take-Two non spiega se consideri quei tre account la sorgente originale dei leak oppure semplicemente dei soggetti che hanno copiato e rilanciato materiale altrui. Una distinzione tutt’altro che secondaria, visto che il primo caso configurerebbe una responsabilità diretta nella sottrazione dei contenuti, mentre il secondo riguarderebbe la loro semplice ridiffusione. L’assenza di questo chiarimento lascia aperta l’ipotesi che l’azienda stia procedendo a tappeto, colpendo ogni canale che abbia veicolato le immagini e i filmati in questione.
Una rete che si stringe su più fronti
Il coinvolgimento di Google segue la stessa logica applicata a X, Microsoft e Discord. Piattaforme diverse, con funzioni diverse, ma tutte potenzialmente in grado di conservare dati utili a identificare chi sta dietro agli account sospetti. Il DMCA subpoena è lo strumento che permette di ottenere queste informazioni senza dover prima avviare una causa vera e propria, ed è per questo che viene usato con una certa frequenza in casi del genere.
Quello che emerge è il quadro di un’operazione ampia, partita subito dopo la comparsa online delle anticipazioni e che nel giro di pochi giorni ha coinvolto quattro società tra le più grandi del settore tecnologico. Le fughe di notizie su Rockstar e sul suo prossimo titolo hanno evidentemente superato la soglia di tolleranza dell’editore, che ora prova a risalire la catena partendo dagli ultimi anelli, quelli visibili, per arrivare a chi ha aperto il rubinetto.










