Chi negli ultimi giorni ha usato uno strumento di ricerca di Google su Android potrebbe essersi imbattuto in un avviso un po’ diverso dal solito. Il motivo è semplice: Google Search ha cambiato le regole sulla conservazione dei file caricati durante le ricerche. Ora immagini, screenshot e file audio finiscono direttamente nella cronologia delle ricerche, e c’è anche un buon motivo dietro questa scelta. La novità riguarda da vicino chiunque utilizzi funzioni come Circle to Search o la ricerca vocale, e la buona notizia è che si può disattivare tutto.
La modifica era già stata annunciata il mese scorso. Solo di recente però alcuni utenti hanno iniziato a vedere comparire il nuovo messaggio che spiega come funziona la politica aggiornata sui Search Services. Nel caso specifico, la finestra è apparsa durante una normale interazione con Circle to Search su un Pixel 10 Pro XL, quindi parliamo di qualcosa che salta fuori nell’uso quotidiano, senza preavviso particolare.
Cosa salva davvero Google e per quanto tempo
I tipi di media che l’azienda intende tenere sotto mano sono sostanzialmente tre: file, immagini e audio. Questo include con buona probabilità anche gli screenshot usati con Circle to Search o con Google Lens. Praticamente tutto ciò che compare sullo schermo viene memorizzato come screenshot e archiviato nella cronologia dei media. Stesso discorso per l’audio usato con Google Translate, le foto in Google Lens o quando si prova a identificare una canzone, una funzione che fino a poco fa lavorava solo in locale sul dispositivo.
Secondo Google, questi file vengono salvati per migliorare l’esperienza degli utenti e, soprattutto, per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. I dati restano archiviati per un periodo che può arrivare fino a 4 anni. La media salvata viene poi usata per personalizzare l’esperienza, ad esempio per rivedere le ultime ricerche fatte con Lens oppure per riprendere una conversazione dal vivo su un brano ascoltato.
Le tecnologie coinvolte sono diverse. Google sfrutta i propri modelli per elaborare i contenuti quando si cerca con la fotocamera, si fa una domanda a voce o si carica un documento da tradurre. Gli stessi dati alimentano funzioni come AI Mode, Lens, Translate, Search Live e la ricerca vocale e audio.
Come disattivare il salvataggio dei media
Per chi non gradisce questa raccolta automatica, esiste un modo per fermarla. Quando compare la finestra di avviso, basta toccare la voce “Gestisci impostazioni” per leggere l’informativa completa. In fondo a quella pagina c’è un pulsante per disattivare la funzione. Il rovescio della medaglia è una possibile perdita di memoria da parte di Gemini: potrebbe non essere più possibile, per esempio, chiedere informazioni su canzoni identificate in passato.
In alternativa, il percorso manuale è altrettanto semplice. Basta andare su myactivity.google.com, cliccare su Search Services History e gestire le opzioni da lì. C’è pure la possibilità di impostare una regola di eliminazione automatica oppure di cancellare a mano i media salvati in precedenza.
Lasciando la casella spuntata, Google continuerà a usare i dati caricati soprattutto per l’addestramento dell’IA. L’azienda spiega che queste informazioni possono rendere più accurato il riconoscimento vocale e migliorare altri modelli all’interno dell’ecosistema Android. Disattivando tutto, invece, le immagini caricate non vengono più conservate. In un certo senso la nuova politica risulta perfino più trasparente, perché lascia all’utente il controllo su cosa salvare e la possibilità di cancellare i media senza dover azzerare l’intera cronologia testuale.