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Google Pixel 11, Gboard cambia volto con i suggerimenti firmati Gemini

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Con l’arrivo di Pixel 11, Gboard smette di limitarsi a correggere refusi e prova a fare qualcosa di più ambizioso, cioè capire cosa sta succedendo sullo schermo e proporre la risposta giusta al momento giusto. Il motore dietro questa novità è Gemini, e non si tratta di un dettaglio da poco, perché è la prima volta che una funzione nativa della tastiera di Google viene alimentata direttamente dal modello di intelligenza artificiale dell’azienda. Chi ha messo le mani sui nuovi smartphone se n’è accorto subito, tra le molte aggiunte software legate all’AI c’è anche il potenziamento della dettatura intelligente, ma la parte forse più interessante riguarda proprio i suggerimenti di scrittura.

Il punto è che i suggerimenti, di per sé, non sono una novità. Gboard li propone da anni, con quella fila di parole in alto che anticipa cosa si vuole scrivere e che, diciamolo, a volte ci prende e altre volte no. Qui però il salto è di categoria, perché non si parla più di completamento automatico basato su statistiche e abitudini di digitazione, ma di un’analisi vera e propria del contesto.

Come funzionano i suggerimenti personalizzati su Pixel 11

Il meccanismo è abbastanza lineare. Una volta attivati i suggerimenti personalizzati, la tastiera guarda quello che c’è sullo schermo in quel momento, la conversazione aperta, il messaggio ricevuto, il contesto insomma, e da lì costruisce delle risposte rapide da proporre. Non è un semplice elenco di frasi preconfezionate del tipo “va bene” o “ci sentiamo dopo”, ma qualcosa di più aderente a quello che l’interlocutore ha appena scritto.

C’è poi il secondo livello, quello che rende la funzione davvero curiosa. Gboard tiene conto anche dello stile di scrittura di chi usa il telefono. In pratica prova a capire come quella persona comunica di solito, se tende a essere sintetica o prolissa, formale o sbrigativa, e calibra i suggerimenti di conseguenza. L’obiettivo dichiarato è che le risposte proposte suonino naturali, coerenti con il modo di esprimersi dell’utente, e non come una frase generica sputata fuori da un algoritmo qualsiasi.

L’AI entra nella tastiera, non solo negli assistenti

Vale la pena soffermarsi su un aspetto. Fino a poco tempo fa l’intelligenza artificiale sugli smartphone viveva quasi sempre dentro applicazioni dedicate, assistenti vocali, chatbot, strumenti per ritoccare le foto. Con Pixel 11 il ragionamento cambia, perché Gemini finisce dentro uno strumento che si usa decine e decine di volte al giorno senza nemmeno pensarci, cioè la tastiera. Ed è proprio lì che una funzione del genere ha senso, visto che la scrittura su smartphone resta una delle attività più frequenti e, spesso, più noiose.

La dettatura intelligente potenziata va nella stessa direzione, offrendo un altro modo per ridurre il tempo passato a battere lettere su un display. Nel complesso, la tastiera diventa uno dei terreni dove Google sta spingendo di più sul fronte software, e i nuovi Pixel 11 Pro XL sono il primo banco di prova concreto di questa impostazione.

Resta il fatto che la funzione va attivata, non è imposta di default, quindi chi preferisce una tastiera più tradizionale può tranquillamente lasciarla da parte e continuare a scrivere come ha sempre fatto. Per tutti gli altri, i suggerimenti personalizzati rappresentano uno dei modi più immediati per toccare con mano cosa significa avere Gemini integrato nel sistema.

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