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Google, Meta e TikTok hanno deciso di trascinare la California in tribunale per fermare una nuova legge nata con l’obiettivo di proteggere i più giovani dagli aspetti più dannosi dei social media. Il provvedimento finito nel mirino dei tre colossi è l’Assembly Bill 1709, una norma che impone alle piattaforme di eliminare per gli utenti minorenni le cosiddette “funzionalità psicologicamente manipolative”, cioè quegli strumenti che possono spingere verso un utilizzo compulsivo.
La legge fa parte di un pacchetto normativo più ampio che il governatore Gavin Newsom ha presentato all’inizio di quest’anno. Nella pratica vieta di proporre ai ragazzi la riproduzione automatica dei video e di offrire raccomandazioni personalizzate ai minori di 16 anni. Due meccanismi molto diffusi che ora, almeno sulla carta, dovrebbero sparire dalle esperienze digitali dei più piccoli nello Stato americano.
Le ragioni di Google, Meta e TikTok
Le tre aziende sostengono che la norma violi il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, quello che tutela la libertà di espressione. Nel mirino delle società c’è anche un altro punto. Secondo i giganti della tecnologia la legge andrebbe contro la Sezione 230 del Communications Decency Act, la normativa federale che in molte occasioni ha messo al riparo le aziende tech dalle responsabilità legate ai contenuti pubblicati sulle loro piattaforme.
Le società non si sono mosse insieme ma hanno depositato cause separate presso diversi tribunali della California. Nel suo ricorso Meta ha scritto che lo Stato non può, nel rispetto del Primo Emendamento, scavalcare le proprie scelte editoriali. Google e TikTok hanno portato avanti argomentazioni molto simili, puntando sullo stesso terreno giuridico.
Le big tech non sono sole in questa battaglia. Anche la Electronic Frontier Foundation, organizzazione senza scopo di lucro impegnata sul fronte dei diritti digitali, si è schierata contro il provvedimento definendolo “un enorme incubo per la privacy e la libertà di espressione”. L’associazione aveva chiesto a Newsom di porre il veto sulla legge, ma l’appello è caduto nel vuoto.
La posizione di Newsom e il fronte delle cause legali
Dall’altra parte c’è il governatore Gavin Newsom, che al momento della firma aveva chiarito come la sicurezza dei bambini debba sempre venire prima di tutto quando si parla di piattaforme social in California. Lo Stato, aveva aggiunto, non resterà a guardare mentre una tecnologia priva di regole mette a rischio i più piccoli.
Se sulle possibili soluzioni le opinioni divergono parecchio, sulla gravità del problema c’è poco da discutere. TikTok, Meta e Google stanno affrontando migliaia di cause intentate da privati cittadini, distretti scolastici, città ed enti governativi. Tutte partono dalla stessa accusa, ovvero che le piattaforme creino dipendenza nei giovanissimi e abbiano contribuito a una vera e propria crisi della salute mentale. Proprio per questo motivo molti Stati americani hanno già introdotto regole per limitare l’accesso dei minori ai social network.
Sul tema pesa anche un precedente recente. Meta ha infatti accettato di pagare fino a 18 miliardi di dollari, circa 16 miliardi di euro, per chiudere un caso molto seguito che riguardava la privacy dei minori e la dipendenza da social media. Come parte dell’accordo l’azienda si è impegnata a modificare le proprie piattaforme per renderle meno capaci di creare assuefazione negli utenti più giovani, pur continuando a negare qualsiasi illecito. Le cause contro l’Assembly Bill 1709 si trovano ancora nelle fasi iniziali e dovranno ora seguire il loro percorso all’interno del sistema giudiziario della California.
Fonte: TecnoAndroid


