In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
Le scie di condensazione lasciate dagli aerei sembrano dettagli innocui del paesaggio, righe bianche che si allungano nel cielo e poi svaniscono, eppure pesano per circa un terzo dell’impatto climatico complessivo dell’aviazione. Non parliamo dell’anidride carbonica sputata dai motori, non del cherosene bruciato in quota. Parliamo proprio di quelle nuvole artificiali che nascono quando il vapore acqueo si condensa attorno alle particelle di fuliggine degli scarichi, formando uno strato che trattiene il calore nell’atmosfera. Google ha costruito un’intelligenza artificiale capace di prevedere dove e quando si formeranno, e adesso la mette alla prova sul campo, con 10.000 voli sull’Atlantico che verranno leggermente deviati per aggirare quelle zone.
Operation Blue Skies, il test che coinvolge il Regno Unito
La collaborazione tra Google e il governo britannico ha un nome che suona quasi cinematografico, Operation Blue Skies, e un perimetro molto concreto. L’AI verrà impiegata nello spazio aereo di Swanwick, ovvero la metà orientale del corridoio del Nord Atlantico, uno dei tratti più trafficati del pianeta. Il programma durerà 30 mesi e prevede due test operativi da circa quattro mesi ciascuno.
Numeri alla mano, sono circa 10.000 i voli che attraversano quello spazio aereo ogni anno nelle fasce orarie interessate dalla sperimentazione. Una parte di questi verrà instradata in modo leggermente diverso rispetto alla rotta prevista, evitando le aree dove il sistema segnala un rischio elevato di formazione delle scie. Nulla di traumatico per passeggeri ed equipaggi, si tratta di correzioni minime, questione di quote e traiettorie ritoccate quel tanto che basta.
Come funziona il modello di previsione
Il lavoro dietro le quinte è stato lungo e piuttosto artigianale, almeno all’inizio. Gli ingegneri di Google hanno passato centinaia di ore ad analizzare immagini satellitari, etichettando a mano decine di migliaia di scie per insegnare alla macchina a riconoscerle. Da lì è nato un modello di visione artificiale in grado di identificarle nelle immagini dall’alto. Il passo successivo è stato incrociare quel modello con enormi quantità di dati meteorologici, dati di volo e altre immagini satellitari, ottenendo un sistema previsionale capace di dire in anticipo dove le scie si formeranno.
Il collaudo non parte da zero. La tecnologia è già stata provata insieme ad American Airlines su 2.400 voli transatlantici. Per gli aerei che hanno seguito correttamente i piani di evasione suggeriti, il tasso di formazione delle scie è calato del 62% rispetto al gruppo di controllo. Un risultato che ha convinto abbastanza da giustificare il salto di scala.
Perché questa strada conviene più di altre
Google mette già a disposizione un filtro su Google Flights che segnala le opzioni di volo meno inquinanti, ma quello resta un gesto lasciato alla sensibilità di chi prenota. Deviare le rotte è tutt’altra faccenda, un intervento operativo che agisce direttamente sull’impatto climatico del settore senza chiedere nulla al passeggero.
E l’aviazione, va detto, è uno dei comparti più ostici da decarbonizzare. I carburanti alternativi esistono ma restano lontanissimi dai volumi che servirebbero davvero. L’elettrificazione degli aerei di linea, allo stato attuale, appartiene più alla fantascienza che ai piani industriali. Le scie invece si possono ridurre subito, con aggiustamenti di rotta minimi e costi contenuti. Nessun motore da riprogettare, nessuna filiera del carburante da rivoluzionare, soltanto una traiettoria spostata di poco. È il motivo per cui la sperimentazione sul corridoio atlantico viene considerata la mossa più immediata a disposizione oggi, con i due cicli di test operativi che scandiranno i 30 mesi del programma nello spazio aereo di Swanwick.










