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Apple, memorie cinesi CXMT e YMTC: via libera dopo Trump-Xi

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La possibilità che Apple acquisti chip di memoria dalle cinesi CXMT e YMTC è diventata merce di scambio politico, con l’amministrazione Trump che sembra intenzionata a concedere il via libera solo dopo l’incontro tra il presidente statunitense e Xi Jinping previsto a settembre. Un’apertura che a Washington viene letta come un gesto distensivo verso Pechino e che, allo stesso tempo, darebbe una mano a Cupertino su un fronte tutt’altro che secondario, quello della catena di fornitura.

Il quadro è quello di un dossier tecnico diventato politico nel giro di poche settimane. Secondo quanto emerso, Apple starebbe testando moduli DRAM prodotti da CXMT e moduli NAND firmati YMTC, segnale piuttosto chiaro che i due colossi cinesi della memoria potrebbero entrare nell’ecosistema di fornitori dell’azienda in tempi non lunghissimi. Il punto delicato è che CXMT resta iscritta in una lista nera del Pentagono per i suoi legami con l’Esercito Popolare di Liberazione, e questo basta a trasformare una normale scelta di approvvigionamento in una questione di sicurezza nazionale.

Il pressing di Apple su Washington

Nelle scorse settimane è emerso che Apple avrebbe fatto attività di lobbying diretta presso l’amministrazione Trump per ottenere l’autorizzazione all’acquisto di DRAM da CXMT. Non solo. L’azienda starebbe lavorando con la Casa Bianca per contenere le reazioni negative che un accordo del genere scatenerebbe nella capitale, cercando in sostanza di preparare il terreno prima ancora che la decisione diventi ufficiale.

Un dettaglio che vale la pena sottolineare, perché ridimensiona parecchio la portata dell’operazione, riguarda la destinazione di questi componenti. Le memorie eventualmente acquistate dai fornitori cinesi finirebbero soltanto nei prodotti venduti in Cina, non in quelli destinati al resto del mercato globale.

Durante l’ultima conference call sui risultati finanziari, Apple ha lasciato intendere in modo abbastanza esplicito la propria posizione. Parole misurate, ma il senso è passato: la valutazione delle fonti di approvvigionamento è in corso, l’operazione aiuterebbe sul fronte della disponibilità e forse anche su quello dei prezzi, anche se su quest’ultimo aspetto la società ammette di non avere certezze. Tutte le opzioni, insomma, restano sul tavolo.

Il regalo atteso dopo il vertice di settembre

L’indiscrezione più recente arriva dall’account Weibo Mobile Chip Expert, secondo cui l’amministrazione Trump si starebbe preparando a concedere ad Apple il permesso di rifornirsi di chip di memoria e di storage rispettivamente da CXMT e YMTC. La comunicazione formale, però, arriverebbe soltanto dopo il faccia a faccia tra Trump e Xi a settembre. Un “regalo”, per usare il termine scelto dall’account cinese, che al momento resta appeso a una trattativa diplomatica più ampia.

Nel frattempo il fronte contrario non è rimasto immobile. Un gruppo di parlamentari statunitensi ha chiesto ad Apple di rinunciare del tutto ai piani sulle memorie cinesi, pretendendo un impegno formale entro il 21 agosto e chiedendo anche la piena trasparenza su qualsiasi informazione tecnica che l’azienda possa aver condiviso con CXMT e YMTC.

C’è poi un ostacolo pratico che nessuna decisione politica può cancellare. Non è affatto scontato che CXMT riesca a soddisfare in tempi brevi il fabbisogno di DRAM di Apple, considerata la capacità produttiva ancora limitata dell’azienda cinese. E, curiosamente, secondo un’ulteriore indicazione emersa di recente, CXMT avrebbe già fatto sapere di non essere disposta a concedere sconti sul prezzo nel caso in cui il rapporto commerciale con Cupertino dovesse davvero concretizzarsi.

Il livello di attendibilità di queste ricostruzioni resta intorno al 60 per cento, quindi nella fascia del plausibile più che del confermato, mentre le prese di posizione su entrambi i fronti continuano senza sosta a Washington.

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