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Google ha presentato in anteprima la Connected Apps Platform, un nuovo ambiente pensato per alleggerire il lavoro degli sviluppatori che creano e gestiscono app connesse capaci di dialogare nello stesso momento con Ricerca Google e con Gemini. L’annuncio è arrivato nella serata di ieri e porta con sé un cambiamento piuttosto concreto per chi lavora dietro le quinte. Non servirà più costruire e mantenere integrazioni separate per ogni singolo servizio.
Nello stesso momento il colosso di Mountain View ha deciso di allargare anche il catalogo delle app connesse già disponibili, aggiungendone 50 nuove firmate da partner di terze parti piuttosto noti. Due novità che viaggiano in parallelo e che, messe insieme, delineano con chiarezza la direzione presa dall’azienda.
Come funziona la Connected Apps Platform
La presentazione ufficiale è passata attraverso un post sul blog di Google, dove la Connected Apps Platform viene descritta come un vero e proprio hub dedicato alla creazione e alla gestione delle app connesse. Il cuore della proposta sta tutto nell’approccio unificato allo sviluppo. Con un’unica integrazione gli sviluppatori possono offrire i propri servizi a un pubblico che comprende sia chi utilizza Ricerca Google sia chi si affida all’app Gemini. Un solo lavoro, insomma, per raggiungere due platee diverse.
Sul piano tecnico l’integrazione può seguire due strade. La prima passa per un server MCP, cioè basato sul Model Context Protocol, ospitato in cloud. La seconda sfrutta invece Android MCP attraverso le API AppFunctions. Due soluzioni differenti che lasciano agli sviluppatori un certo margine di scelta in base alle proprie esigenze.
Tutta la parte gestionale ruota attorno alla nuovissima Google Connected Console, lo strumento centrale da cui registrare, testare e inviare le proprie app. Al momento dell’invio è possibile decidere dove pubblicarle, scegliendo entrambi i servizi oppure soltanto Gemini o soltanto Ricerca Google. Una flessibilità che permette di calibrare la presenza della propria applicazione senza vincoli rigidi.
Non mancano poi gli strumenti pensati per il controllo operativo. Gli sviluppatori avranno la possibilità di monitorare, anche in tempo reale, alcune metriche fondamentali come il volume di traffico, la latenza di risposta e i tassi di errore. Dati preziosi per capire come si comporta un’app una volta finita nelle mani del pubblico.
Grande attenzione anche alla sicurezza di utenti e marchi coinvolti. Per questo Google ha previsto il supporto a loghi verificati e ad account autenticati. L’accesso alla piattaforma, però, non sarà immediato per tutti. L’apertura avverrà in modo graduale e per fasi successive, con il programma che nei prossimi mesi verrà esteso a un numero crescente di sviluppatori, mercati e prodotti dell’azienda.
Oltre 50 nuove app connesse tra Ricerca e Gemini
Accanto alla nuova piattaforma, Google ha lanciato più di 50 app connesse di terze parti distribuite tra Ricerca e Gemini e dedicate a ambiti diversi. Il risultato arriva grazie alle integrazioni con partner di primo piano come Adobe, Experian, Localiza e Peloton, nomi che coprono settori molto lontani tra loro.
Buona parte di queste applicazioni è già utilizzabile all’interno dell’app di Gemini, mentre per vederle comparire anche su Ricerca Google bisognerà aspettare le prossime settimane. Tra le new entry che debuttano per la prima volta in assoluto c’è Calm, la cui integrazione sarà disponibile sia su Ricerca Google sia su Gemini.
Fonte: TecnoAndroid


