La sconfitta di Google in Svezia contro Klarna segna una delle pagine più pesanti mai scritte in una causa sulla concorrenza nel Paese scandinavo. Il Tribunale per i brevetti e il mercato di Stoccolma ha stabilito che il colosso di Mountain View ha favorito il proprio servizio shopping tra i risultati di ricerca, mettendo in difficoltà i comparatori rivali. A farne le spese, secondo i giudici, è stato PriceRunner, il comparatore prezzi che fa capo alla fintech svedese.
Al comparatore sono state riconosciute 14,3 miliardi di corone svedesi, più gli interessi, come indennizzo per i danni accumulati negli anni. Klarna, quotata al NYSE, parla di un valore complessivo di 1,97 miliardi di dollari, quindi circa 1,82 miliardi di euro considerando anche gli interessi. La sola cifra fissata dal tribunale, senza quella componente, si aggira invece intorno a 1,5 miliardi di dollari, ossia poco meno di 1,4 miliardi di euro. La differenza tra i due numeri sta tutta lì, nel calcolo degli interessi che gonfia l’importo comunicato dalla società.
PriceRunner, va detto, puntava a molto di più. La richiesta iniziale sfiorava i 78 miliardi di corone svedesi, interessi compresi. Il tribunale ha quindi ridimensionato buona parte della pretesa economica, ma ha dato ragione sul punto centrale dell’accusa. Per la giudice Linda Kullberg si tratta “senza dubbio” del più grande risarcimento mai disposto da un tribunale svedese in una vicenda di concorrenza.
Le radici della causa e i precedenti europei
Tutto era partito nel 2022. PriceRunner accusava Google di aver sfruttato il proprio peso nella ricerca online per spingere il comparatore prezzi di casa, lasciando meno spazio ai servizi indipendenti. La società chiedeva un indennizzo per i profitti che sostiene di aver perso nel Regno Unito a partire dal 2008 e in Svezia e Danimarca dal 2013. Secondo Klarna, quel trattamento di favore ha danneggiato i concorrenti e ha avuto ricadute anche sui consumatori, perché una concorrenza più debole rischia di tradursi in prezzi più alti. Dan Greaves, Head of Communications and Policy di Klarna, ha parlato di una decisione che va nella direzione di un mercato più sano per il confronto tra prodotti e servizi.
Il punto di partenza di queste richieste è la multa europea su Google Shopping. Nel 2017 la Commissione europea aveva sanzionato il gruppo per 2,42 miliardi di euro, contestando la visibilità privilegiata data al proprio comparatore prezzi rispetto ai rivali. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato quella sanzione nel 2024. Per chi oggi chiede i danni, insomma, la violazione antitrust è già cosa accertata.
Non è nemmeno la prima batosta su questo terreno. In Germania un tribunale di Berlino ha ordinato a Google di versare 573 milioni di euro a due siti tedeschi di comparazione prezzi, decisione contro cui l’azienda ha presentato appello. Altre cause simili restano aperte in Europa e ruotano tutte attorno allo stesso nodo, cioè il modo in cui il motore di ricerca ha dato spazio ai propri servizi shopping a scapito degli altri.
Google, dal canto suo, può ancora impugnare la sentenza di Stoccolma. Un portavoce ha fatto sapere che l’azienda non condivide la decisione, la sta studiando e valuterà le opzioni legali a disposizione. Il gruppo sostiene inoltre che le modifiche introdotte nel 2017 agli annunci shopping abbiano funzionato, generando crescita e occupazione per centinaia di servizi di comparazione attivi su oltre 1.500 siti in Europa.