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Riportare in vita il dodo è un obiettivo che fino a poco tempo fa sembrava appartenere più alla fantascienza che alla ricerca vera e propria. Colossal Biosciences, l’azienda di biotecnologie già impegnata nel tentativo di far rinascere il mammut lanoso e il tilacino, ha appena presentato GenoMorph, una piattaforma di intelligenza artificiale costruita appositamente per il progetto dedicato al celebre uccello scomparso. Le prime analisi hanno già prodotto risultati concreti, con 653 elementi regolatori candidati collegati alla dimensione del becco e altri 1.698 associati a spessore e larghezza.
Il progetto è ambizioso e non serve essere genetisti per intuirlo. Ricostruire un animale che non esiste più significa capire nel dettaglio quali istruzioni biologiche lo rendevano così riconoscibile. Ed è qui che entra in scena il nuovo strumento sviluppato dalla società, chiamato a fare un lavoro di scavo che a mano richiederebbe tempi difficilmente sostenibili per qualsiasi laboratorio.
Che cosa fa GenoMorph e perché il becco è così importante
Il compito affidato a GenoMorph è in sostanza quello di setacciare l’informazione genetica alla ricerca dei pezzi che contano davvero. Non si parla soltanto di geni nel senso più classico del termine ma di elementi regolatori, cioè di quelle porzioni che influenzano il modo in cui certe caratteristiche prendono forma. Individuarli è un passaggio delicato perché un tratto fisico raramente dipende da un singolo interruttore. Più spesso entra in gioco una rete di fattori che lavorano insieme.
Il becco del dodo rappresenta probabilmente il dettaglio più iconico dell’animale e non sorprende che le prime analisi si siano concentrate proprio su questo aspetto. La piattaforma ha suddiviso il problema in due fronti distinti. Da una parte la grandezza complessiva del becco, per la quale sono emersi 653 candidati. Dall’altra lo spessore e la larghezza, che hanno portato a un elenco decisamente più lungo con 1.698 possibili elementi coinvolti. La differenza tra le due cifre lascia intendere quanto la forma di questa struttura sia il risultato di un equilibrio complesso.
L’intelligenza artificiale come alleata della de estinzione
L’arrivo di uno strumento basato sull’intelligenza artificiale cambia parecchio il ritmo del lavoro. Una mole di dati come quella genetica richiede capacità di analisi enormi e la possibilità di restringere il campo a qualche migliaio di candidati invece di partire da zero rappresenta un vantaggio evidente. Gli elenchi prodotti da GenoMorph non sono una risposta definitiva ma una sorta di mappa che indica ai ricercatori dove guardare con maggiore attenzione.
Per Colossal Biosciences il dodo si aggiunge così a una lista di specie già molto ambiziosa, accanto ai mammut lanosi e ai tilacini su cui l’azienda sta concentrando i propri sforzi da tempo. Il filo conduttore resta sempre lo stesso, ovvero capire quali tratti genetici distinguevano questi animali e trovare il modo di riprodurli. Nel caso dell’uccello estinto la nuova piattaforma ha fornito il primo tassello, con 653 elementi regolatori candidati legati alla dimensione del becco e 1.698 legati a spessore e larghezza.
Fonte: TecnoAndroid


