Vai al contenuto
Offerte

Furti hardware data center: oltre 100 milioni spariti negli USA

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

I furti di hardware per data center sono diventati una delle nuove emergenze criminali negli Stati Uniti. Il boom dell’intelligenza artificiale ha reso preziosissime le spedizioni di server, moduli RAM, cavi in rame e altri componenti destinati alle infrastrutture informatiche. Gruppi organizzati le intercettano durante il trasporto con piani studiati nei minimi dettagli, che mettono insieme hacking, identità false, attacchi ai veicoli di scorta e manipolazione dei segnali GPS. Da giugno 2026 sono sparite merci dirette ai data center per un valore superiore a 100 milioni di dollari, cioè circa 86 milioni di euro.

Camion dirottati e scorte messe fuori gioco

Due episodi avvenuti a giugno danno l’idea del livello raggiunto. Il primo riguarda un rimorchio con apparecchiature per server dal valore di circa 11 milioni di euro diretto a Fayetteville, in Georgia, dove sorge un importante complesso di data center. Il carico era seguito da un’auto con due agenti fuori servizio incaricati della sicurezza. Mentre il convoglio attraversava il deserto del Mojave un’altra vettura ha tamponato di proposito il mezzo di scorta costringendolo a fermarsi. Il rimorchio è stato ritrovato il giorno dopo in un deposito di camion a Stockton, in California. Vuoto.

Circa tre settimane più tardi è toccato a una spedizione di componenti per rack di server stimata intorno ai 9 milioni di euro, partita dalla California verso un progetto in Texas. Anche lì c’era una squadra di sicurezza, la cui auto è stata messa fuori uso da un incidente provocato da un SUV. Le coordinate del sistema di tracciamento sarebbero state falsificate e il carico non è mai arrivato a destinazione, né è stato ritrovato. A luglio, a Reno in Nevada, sono stati portati via cavi e cartucce per circa 33 milioni di euro grazie a persone munite di patenti false. Sempre a giugno gli investigatori della contea di Cook, nell’Illinois, hanno invece recuperato materiale per data center e bobine di rame per circa 1,1 milioni di euro destinati a un cantiere texano.

Nel mirino non ci sono solo server di fascia alta ma anche fibra ottica, unità di archiviazione, router, sistemi di alimentazione e cavi in rame. Keith Lewis, responsabile delle operazioni di Verisk CargoNet, ha paragonato queste spedizioni a lingotti d’oro, ricordando che alcuni colpi hanno superato i 26 milioni di euro per singolo carico. Un bottino che può risultare più facile da ottenere rispetto a una rapina classica, soprattutto se chi agisce conosce già percorso e contenuto.

Account violati, GPS falsificati e acquirenti già pronti

La violenza è solo una parte del quadro. Spesso tutto comincia dalla compromissione degli account online di spedizionieri e intermediari. Una volta dentro i criminali consultano i dati delle spedizioni, si spacciano per aziende legittime e organizzano falsi incarichi. In alcuni casi pubblicano annunci ingannevoli e inviano link dannosi che installano software malevolo. Gli autisti possono persino essere all’oscuro della truffa e consegnare il carico a complici pronti a farlo sparire. Entrano in gioco anche documenti falsi generati con l’intelligenza artificiale e sistemi che alterano la posizione GPS dei rimorchi. Secondo gli esperti questo salto è stato favorito dalla digitalizzazione delle procedure di verifica dei trasportatori, accelerata durante la pandemia. Gli assalti di giugno mostrano poi un’aggressività osservata finora soprattutto in Messico, Brasile ed Europa.

L’hardware rubato non finisce sui comuni marketplace. In certi casi gli acquirenti sarebbero individuati prima ancora del colpo. Le forze dell’ordine ritengono che parte del materiale vada all’estero, anche verso la Cina, soggetta a rigidi controlli statunitensi sulle esportazioni di hardware per l’AI. I dati di Verified Carrier segnalano attività sospette collegate a questi furti in India, Uzbekistan, Pakistan, Colombia e Moldavia. Scott Cornell, presidente di TAPA Americas, spiega che queste reti operano su scala internazionale e possono infiltrarsi in vari punti della catena, dagli autisti ai responsabili dei magazzini.

I numeri parlano chiaro. Nel secondo trimestre del 2026 i furti di merci sono calati del 26% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma le perdite stimate sono più che raddoppiate passando da circa 117 a circa 262 milioni di euro. Il National Insurance Crime Bureau calcola che il fenomeno costi all’economia americana circa 30 miliardi di euro l’anno, con perdite per il 2025 salite a quasi 625 milioni di euro e un aumento del 60% sul 2024. L’FBI aveva già lanciato l’allarme, diversi Stati hanno creato o potenziato squadre investigative e il Congresso sta valutando una proposta per rafforzare il coordinamento federale contro le reti attive tra più Stati. Le aziende di logistica intanto ricorrono sempre più a scorte e controlli extra, soprattutto quando il valore del carico supera le centinaia di migliaia di euro.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
122 Condivisioni