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Usare Google Chrome con la rete Tor su Windows 11 è possibile senza installare un secondo client e senza toccare le impostazioni generali della connessione Internet. Basta appoggiarsi al proxy SOCKS5 che Tor Browser mette a disposizione mentre è in esecuzione, indicando a Chrome di far transitare il traffico Web attraverso quel servizio locale. Con qualche ritocco in più si possono anche scegliere nodi di uscita italiani e affidare a PowerShell il compito di richiedere nuovi circuiti a intervalli regolari, senza dover mettere mano al browser.
Una configurazione del genere torna utile soprattutto per i test di geolocalizzazione, per capire come reagiscono i siti in base all’indirizzo IP di provenienza e per gestire percorsi di connessione differenti. C’è però una distinzione da tenere bene a mente tra instradare il traffico e garantire l’anonimato. Chrome infatti non eredita in automatico le protezioni contro il tracciamento e il fingerprinting integrate in Tor Browser.
Come Chrome si aggancia al servizio Tor
Tor, sigla di The Onion Router, fa normalmente passare il traffico attraverso tre relay. Si parte da un nodo di ingresso chiamato guard, si passa per uno intermedio e si arriva a quello di uscita. Ogni tappa conosce solo ciò che serve per inoltrare i dati alla successiva e il server Web raggiunto vede di solito l’IP del nodo di uscita, non quello pubblico della connessione originale. La protezione dipende comunque anche dalle caratteristiche del browser, dalla gestione delle sessioni e dai protocolli impiegati.
Tor Browser include un’istanza del servizio che espone il proxy SOCKS5 sull’indirizzo 127.0.0.1, porta 9150. Altri programmi possono collegarsi allo stesso servizio, quindi è sufficiente tenere aperto Tor Browser, aspettare che completi la connessione e lanciare Chrome dal Prompt dei comandi. Il comando contiene il percorso dell’eseguibile, da adattare al proprio sistema, e tre parametri fondamentali. Il primo crea una cartella dedicata al profilo usato con Tor, così cronologia, cookie, estensioni e sessioni restano separati da quelli di tutti i giorni. Il secondo indica l’indirizzo del proxy locale, il terzo limita le risoluzioni DNS fatte da Chrome delegandole alla rete Tor. Per non riscrivere tutto ogni volta si può creare un collegamento sul desktop incollando l’intera stringa nel campo Destinazione. Va detto che questa impostazione non assicura che ogni funzione del browser passi esclusivamente da Tor, perché applicazioni Web, estensioni e protocolli che non transitano dal proxy richiedono verifiche specifiche.
Ottenere un indirizzo IP italiano
È il nodo di uscita a stabilire l’indirizzo IP pubblico che i siti vedono. Tor sceglie i relay in automatico ma accetta preferenze geografiche tramite il file torrc, che su Windows si trova nella cartella TorBrowserTorBrowserDataTor. Dopo aver chiuso Tor Browser lo si apre con Blocco Note e si aggiunge la riga ExitNodes {it}, dove il codice identifica l’Italia. Si possono indicare anche più Paesi, per esempio ExitNodes {it},{de}. Restringere la scelta riduce però i relay disponibili e può pesare su prestazioni, raggiungibilità dei servizi e anonimato, mentre eventuali differenze nei database GeoIP rendono la localizzazione non del tutto garantita. Una volta salvato il file e riavviato Tor Browser, anche Chrome sfrutterà la stessa selezione dei relay passando per la porta 9150.
ControlPort e PowerShell per cambiare circuito
Accanto al proxy esiste poi la ControlPort sulla porta 9151, la cui disponibilità dipende dalla configurazione effettivamente in uso. Se la 9150 trasporta le richieste delle applicazioni, la 9151 consente ai programmi autorizzati di dialogare direttamente con il processo Tor per leggere parametri, consultare statistiche e informazioni sui circuiti o inviare segnali. Tra questi c’è SIGNAL NEWNYM, che chiede a Tor di usare circuiti puliti per le nuove connessioni e svuota la cache DNS interna.
Con PowerShell si può sfruttare questo protocollo senza software aggiuntivo. Uno script apre una connessione TCP verso 127.0.0.1:9151, individua il cookie di autenticazione, lo converte in esadecimale e lo trasmette con il comando AUTHENTICATE. Superata la verifica invia SIGNAL NEWNYM e mostra il risultato in console, dove la risposta 250 OK indica che il comando è stato accettato. Il cookie apre l’accesso alle funzioni di controllo di Tor e per questo va protetto, senza condividerlo con programmi o utenti non autorizzati.
Lo stesso meccanismo può anche girare in automatico. Una variante dello script ripete l’intera procedura ogni 180 secondi aprendo una nuova connessione alla ControlPort, autenticandosi e inviando SIGNAL NEWNYM, mentre a schermo scorre un conto alla rovescia aggiornato ogni secondo. È pensata per osservare il comportamento di applicazioni e servizi Web con circuiti Tor diversi nel corso della stessa sessione.
Fonte: TecnoAndroid


